Onu, Abu Mazen: "A Gaza c'è stato un Genocidio"

United Nations Hosts World Leaders For Annual General Assembly

Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, ha pronunciato un discorso durissimo nei confronti del governo di Tel Aviv. Davanti all'assemblea delle Nazioni Unite ha detto: "Israele è responsabile di aver condotto un genocidio a Gaza. Non si può tornare ai negoziati senza la fine dell'occupazione [...] Ancora una volta Israele non ha perso occasione di far fallire le trattative. Siamo l'unico popolo al mondo che rimane sotto occupazione". (Via Ansa)

Il presidente, che in settimana è riuscito a chiudere un accordo con Hamas per un governo di unità, condizione considerata necessaria anche dall'Unione Europea per la ripresa del negoziato, non poteva presentarsi a New York con un atteggiamento remissivo. Ma in pochi si aspettavano che pronunciasse la parola "genocidio" per definire l'offensiva Margine Protettivo. Affermazione, questa, che ha fatto subito scattare la condanna della diplomazia americana e israeliana.

Il portavoce del Dipartimento di Stato Jennifer Psaki, come riportato dal The Times of Israel, ha così commentato il discorso di Abu Mazen: "L'intervento del presidente è offensivo, noi lo rigettiamo. Dichiarazioni così provocatorie sono controproducenti e minano gli sforzi per creare un clima positivo e ripristinare la fiducia tra le parti". Per parte sua, Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri israeliano, ha dichiarato che le parole del leder dell'Anp sono false e rappresentano una forma di "terrorismo diplomatico".

Al di là dell'accusa di genocidio, il passaggio più interessante del discorso a livello diplomatico è il rifiuto di tornare a dialogare con le stesse modalità del passato. Qui è facile intuire una critica a Barack Obama, che non ha voluto includere nell'ultimo negoziato questioni fondamentali, come quella dei confini della Palestina. Il "pragmatismo" americano, però, non ha prodotto risultati brillanti. A tale riguardo, ricordiamo che Benjamin Netanyahu, fino a marzo scorso, ha dimostrato scarso impegno nel raggiungimento degli obiettivi minimi, ritardando il rilascio dei prigionieri e continuando ad approvare piani per la costruzione di nuovi insediamenti colonici.

Abu Mazen ha anche toccato il tema dell'Is. Per il presidente: "affrontare il terrorismo che affligge la nostra regione richiede molto di più che un confronto militare. Serve un approccio globale e una strategia credibile per sradicare le sue radici nella sfera politica, intellettuale, economica e sociale. Servono solide basi perché la lotta contro il terrorismo diventi un compito collettivo portato avanti da un'alleanza di popoli e Nazioni". Questo passaggio può essere letto anche come un invito all'occidente a favorire la ricostruzione di Gaza e la nascita di uno Stato palestinese. Ciò, nell'ottica palestinese, avrebbe l'effetto di frenare un'espansione del terrorismo in Medio Oriente.

Dunque, per Abu Mazen, la fine del conflitto con Hamas e una ripresa del controllo sulla Striscia da parte dell'Anp, dovrebbe essere colta come un'opportunità dagli Usa e dalla Ue. Se, invece, si continuerà con un atteggiamento simile a quello del passato, allora anche la Palestina potrebbe diventare vulnerabile alla propaganda del Califfato.

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