Proteste anti Gelmini: non facciamo degli okkupanti dei martiri



Ieri in una conferenza congiunta con il ministro Gelmini, il premier Berlusconi ha sparato una bomba delle sue, annunciando che avrebbe mandato la polizia negli atenei per far rispettare la legalità e che a breve avrebbe convocato il ministro degli interni Maroni per illustrargli il da farsi. Tutto questo per garantire il sacrosanto diritto a frequentare della stragrande maggioranza degli studenti che non partecipa alle manifestazioni.

Al di là delle discussioni di merito di un'iniziativa così roboante vi diciamo subito che non si può fare. La polizia nelle università non può entrare per legge a meno che venga chiamata dal rettore stesso (o per eccezionali motivi di emergenza). Quindi già il discorso viene parzialmente a cadere e riprende le sue vesti di "avvertimento" senza colpo ferire. Ma ammettiamo per un momento che la cosa diventi fattibile, e domandiamoci a chi gioverebbe. Se le sole immagini dei mini-scontri di Cadorna hanno rievocato in qualche vecchio nostalgico il fantasma del sessantotto/77, quando si era più giovani e gli anni, per citare il vecchio Capanna, erano "formidabili", figuriamoci cosa accadrebbe se qualche sparuta decina di okkupanti venisse sgomberata dalle forze dell'ordine.

Già nelle interviste di questa mattina sui vari giornali radiotelevisivi si notava nei (pochi) ragazzi in sciopero la voglia di farsi notare, tradotta nella speranza di un intervento (possibilmente all'acqua di rose) della polizia. "Che vengano, noi resisteremo!" Ma resisteremo a che? Non siamo più in guerra, ragazzi, e nessuno rischia la pelle come nel 1944-45 sui monti e nelle valli del nord. Il rischio semmai è un altro, e cioè di assurgere uno sparuto gruppo di protestatari a martiri dell'antiriforma, quando la maggior parte di loro non sa nemmeno cosa sia il FFO, e che i tagli allo stesso non fanno parte della cosiddetta Riforma Gelmini, bensì del decreto di riordino economico deciso da Tremonti.

Lo ripetiamo per l'ennesima volta: il Decreto Gelmini non solo non prevede nessun taglio, ma proprio non tocca minimamente le università, mentre nella parte che ristruttura la scuola si limita a non riassumere circa 87.000 insegnanti che andranno in pensione. Il motivo è che la media italiana di un docente ogni 9 alunni è inferiore alla media europea di 13, e i docenti costano. Tutto qua. Troppo semplice? Ok.

Allora aggiungeremo che non è vero che verranno chiuse le scuole di montagna (verranno solo accorpate le presidenze), non è vero che il 7 in condotta comporterà bocciatura (ci vuole il 5 e il consenso del consiglio di classe), non è vero che il maestro diventa unico (sarà affiancato da 4 altri insegnanti, di inglese, informatica, civica e religione), non è vero che il numero di alunni per classe sarà insostenibile (il massimo è stabilito in 26 come già in precedenza) e non è vero, infine, che il tempo pieno sarà ridotto, infatti la riduzione del corpo insegnante sarà compensata dai docenti liberati dalle norme sul maestro prevalente e il tempo pieno al contrario aumenterà, con circa 6.000 classi in più secondo le ultime stime.

Questa è la Riforma Gelmini, discutibile finché si vuole, ma tale e quale. E allora prima di manifestare informiamoci. Abbiamo avuto tutti vent'anni e tanta voglia di sentirci dei paladini della giustizia, paladini istruiti però...

Foto: Salmoirago, via corriere.it

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