Legge 133 e proteste: come fermare la legge distruggi scuola della Gelmini?

da https://www.flickr.com/photos/daniele82/2949095739/, common creativeE' finita la luna di miele a colpi di sondaggi tra Berlusconi, il suo governo e una parte consistente dell'Italia. Tra l'acquisto di Ronaldinho e Beckham il presidente non è riuscito a far passare sotto silenzio la legge 133, come è successo per tanti altri provvedimenti; e, notare bene, la legge è del 6 agosto, una data in cui notoriamente rettori e associazioni sono non di certo al loro posto di lavoro.

Primo passo: leggere il testo della 133. Secondo, evidenziare chiaramente lo scopo della legge: fare cassa. E' l'unico obiettivo di una riforma che manda a casa (qualcuno dice "in pensione"...) più di 80.00 insegnanti e toglie ulteriori fondi alla scuola. Evidentemente sottraendo mezzi e possibilità ad un'istituzione già in difficoltà.

Domanda: un paese che vuole investire sul suo futuro taglia cosi pesantemente sull'istruzione? E, quanti paesi, anche se in difficoltà economica, hanno una politica distruttiva simile a quella del governo italiano? In questi giorni si ha un altro esempio di quanto sia sfacciata l'ideologia di governo. La Gelmini a domande precise continua a rispondere con slogan (sarà a conoscenza della legge che sta portando avanti o ci mette solo la faccia?), Berlusconi in un delirio di onnipotenza minaccia una “notte dei lunghi bastoni”, come quella del dittatore argentino Juan Carlos Onganía, che il 29 luglio 1966 fece assaltare le Università dall’esercito per revocare l’autonomia delle stesse, chiudendole per un anno e costringendo centinaia tra i più prestigiosi docenti all’esilio.

Naturalmente neanche Berlusconi pensa veramente (per il momento) che sia reale ciò che minaccia, però colpisce l'arroganza delle sue parole. Per un capo di governo che a forza di sondaggi si è dimenticato il significato dell'ascolto (o forse non l'ha mai conosciuto). Nel frattempo il mondo della scuola viene descritto dai suoi seguaci come un mondo di fannulloni, raccomandati, improduttivi, impreparati, strapagati. E forse qualcuno pensa che gli insegnanti siano stupidi, e quindi puoi tagliare i fondi e poi dire che non cambia nulla, basta che si arrangino.

In questi giorni invece sembra proprio di rivedere un sussulto della società italiana: ben vengano le manifestazioni, le occupazioni, le lezioni in piazza, la consapevolezza che senza investimenti seri sulla scuola per renderla di alta qualità non esiste mobilità sociale, in quello che è diventato uno dei paesi più diseguali al mondo.

La battaglia che sta mobilitando così tanti rettori, professori, ricercatori, studenti è per l'abrogazione totale della legge 133. Non è pensabile supporre che possano avvenire modifiche. Ed è una battaglia giusta e fondamentale per l'Italia. E' curioso, in un periodo di crisi dove comunque vengono buttati soldi in finanza, in armamenti per esportare la nostra democrazia, in infrastrutture assurde, sentire come quando si parla di scuola destra e seguaci siano inflessibili, come se i problemi italiani derivassero da li. E' un pezzo importante dell'ideologia berlusconiana. Distruggere dalle fondamenta.

Se il movimento contro la 133 non si farà dividere o frantumare, potrà dare veramente molto fastidio a questo governo di slogan e bugie. E se una delle soluzioni fosse raccogliere firme per il Referendum abrogativo dell’intera Legge 133? Sarebbe un primo passo per mettere in gioco la rabbia che in questi giorni alimenta la sacrosanta protesta di un'istituzione fondamentale per il futuro dell'Italia.

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