Elezioni presidenziali Brasile 2014 | Sondaggi: Rousseff in vantaggio su Silva

BRAZIL-ROUSSEFF

Ormai ci siamo, il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile si terrà il prossimo 5 ottobre. L'esito del risultato finale rimane ancora molto incerto, ma Dilma Rousseff, secondo gli ultimi sondaggi, è in ripresa e vincente al secondo turno. La Cnt/Mda dà la Presidente in carica, appartenente al Partito dei Lavoratori (Pt), al 40% delle intenzioni di voto contro il 27% di Marina Silva, candidata del Partito socialista brasiliano (Psb). Molto indietro nei consensi, invece, è il conservatore Aecio Neves del partito socialdemocratico (Psdb): si attesterebbe intorno al 18%.

Ma il dato più rilevante è quello sul probabile ritorno alle urne (il 26 ottobre prossimo). Per la prima volta, dopo settimane, Rousseff riuscirebbe a spuntarla: vincerebbe le elezioni con il 47% contro il 43% di Silva. Ovviamente un esiguo tre per cento di distacco non tranquillizza più di tanto il Pt, ma è senz'altro un fatto positivo dopo una serie di segnali allarmanti.

Un elettorato diviso in classi


Sebbene i ceti popolari non siano soddisfatti dell'operato della Presidente, non dimenticano che il loro livello di vita è molto migliorato da quando è incominciato il nuovo corso petista, inaugurato nel 2003 con la presidenza dell'ex operaio metalmeccanico, Luiz Inácio da Silva. Dunque, per i più poveri Dilma rimane la candidata su cui puntare. Con qualche eccezione, però: ci sono alcune fasce dei sobborghi urbani poco politicizzate e gruppi di indigeni che preferirebbero comunque un cambiamento. Per quanto riguarda i nativi, evidenziamo che sembrano stimare di più Marina Silva perché è stata a loro fianco nella battaglia per l'estensione delle aree protette, quando ha ricoperto il ruolo di ministro dell'Ambiente nel governo Lula.

I ceti più benestanti, invece, sono divisi tra il candidato conservatore e quello del Psb. Rimane la classe media, che probabilmente deciderà il risultato finale. Qui il voto è in bilico tra Rousseff e Silva.

Parte della media borghesia emergente si sente debitrice nei confronti del governo del Pt, che ha dato al paese verde oro grandi possibilità di crescita. D'altro canto, però, inizia ad affiorare una certa stanchezza nei confronti del modello economico vigente. Ciò non è solo il frutto dell'entrata del Brasile in recessione tecnica, ma anche di una nuova voglia di consumare e di libertà di iniziativa privata.

A complicare la corsa di Rousseff, poi, ci sono stati anche i numerosi scandali di corruzione che hanno toccato il Pt durante il suo mandato e la risposta spesso repressiva adottata in occasione delle rivolte urbane, incominciate lo scorso anno e proseguite fino al mondiale di calcio.

Il peso dei governi esteri


Anche se la nostra stampa non ne parla molto, le prossime elezioni brasiliane sono oggetto di molta attenzione all'estero. Silva pare essere la candidata preferita a Washington perché offrirebbe più "garanzie". Ricordiamo che il suo partito ha aperto ad un accordo di libero scambio tra Brasile e Stati Uniti.

Rousseff, invece, rimane la favorita dei paesi latinoamericani socialisti. A tale riguardo, segnaliamo che, secondo El Pais, la presidente argentina, Cristina Kirchner, sarebbe molto preoccupata per una eventuale sconfitta di Dilma. Una vittoria della sua rivale, infatti, potrebbe portare al ridimensionamento dell'importanza strategica del Mercosur e ad un pericoloso effetto domino su altri governi del sud America. In particolare ci riferiamo nell'immddiato ad Argentina, Uruguay e Bolivia.

Queste prese di posizione estere hanno il loro peso, soprattutto su quella classe media emergente che è così fondamentale nel voto di domenica prossima.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO