USA 2012: Obama risponde a Trump con l'ironia, ma i sondaggi lo preoccupano


La "bomba" di Donald Trump, almeno fino a questo momento, si è rivelata una miccetta. I media statunitensi hanno relegato la sparata del magnate a folklore, e d'altronde Trump ha perso credibilità da quando giurava che Obama non era nato davvero negli Usa, venendo poi regolarmente smentito. La sfida a rendere pubblici i documenti del college sembra persa in partenza, sia perché Trump dovrebbe essere in grado di dimostrare il motivo per cui il presidente terrebbe occultati questi dati, sia perché l'aver tirato in mezzo 5 milioni di dollari da dare in beneficenza è sembrato a tutti un gesto di pessimo gusto, un giocare sulla pelle dei più poveri con un ricatto morale a Obama.

Ma Obama ha deciso di giocare d'anticipo, e ha risposto ieri sera a Trump dal salotto del Jay Leno Show, uno dei late show più seguiti d'America, usando l'ironia.

Litigavamo di continuo quando giocavamo a calcio da piccoli in Kenya (la nazione in cui secondo Trump Obama è nato). Lui non era bravo e protestava. Quando alla fine ci siamo trasferiti in America pensavo che avrebbe smesso.


Ma guardando ai sondaggi, Obama non ha molto di cui sorridere. Nelle rilevazioni nazionali Romney continua a guadagnare terreno nonostante gli ultimi due dibattiti presidenziali vinti da Obama. Nella media RealClearPolitics il repubblicano è avanti di 0,7%, mentre secondo Pollster il vantaggio è di 0,2%. I sondaggi Rasmussen e Gallup sono d'accordo nel dare a Romney 3 o 4 punti di vantaggio, NBC e ABC fotografano un sostanziale pareggio, mentre solo IBD e CBS favoriscono Obama. E anche se le buone performance negli ultimi dibattiti hanno arrestato l'emorragia di voti a favore dei repubblicani, non c'è stata l'inversione del trend che gli strateghi democratici si auguravano.

Nel computo dei grandi elettori, però, Romney è ancora costretto a inseguire, e si fa sempre più concreta la possibilità di un risultato disgiunto, con la maggioranza assoluta dei voti a Romney e la maggioranza dei collegi elettorali a Obama, che quindi si confermerebbe presidente. Questo è dovuto soprattutto all'Ohio (18 grandi elettori), lo stato che quasi sicuramente deciderà le elezioni: qui Obama è ancora davanti di 2-3 punti, e nonostante il vantaggio si sia assottigliato sembra comunque abbastanza solido, così come in Iowa (6 grandi elettori) e Colorado (9 voti). In Virginia (13 grandi elettori) la situazione è in perfetto equilibrio, mentre in North Carolina (15 grandi elettori) e Florida (28) Romney ha un solido vantaggio, che però non gli basterebbe a raggiungere il magic number di 270 grandi elettori, necessari a conquistare la Casa Bianca

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