I tagli agli stipendi dei dipendenti del Parlamento: scatta il tetto e scoppia il delirio alla Camera

Si risparmieranno 97 milioni di euro. Ma secondo qualcuno c'è il trucco.

Aggiornamento 18.15: tensione alla Camera, oggi pomeriggio, dopo i tagli annunciati ieri per i dipendenti di Camera e Senato a partire dal 2015, tra una manciata di mesi. Il risparmio è poco - 97 milioni di euro in 3 anni - e proprio per questo dopo il via libera della Camera non sono mancate le polemiche che hanno scatenato l’ira di Laura Boldrini, che proprio della Camera è Presidente.

Andrea Vecchio di Scelta Civica ha rincarato la dose dopo l’attacco dei M5S, spiegando perchè e per come questa riduzione non è affatto sufficiente:

Molti dipendenti Camera continueranno a superare abbondantemente il famoso tetto dei 240.000 euro annui. Vale a dire che un commesso con qualche decina d’anni di servizio, guadagnerà ancora più del presidente del Consiglio dei ministri, più di un astronauta, di un primario di chirurgia oncologica o di un ingegnere. Insomma, se possibile sarà ancora peggio di prima, perché al danno si è unita la beffa.

E, ancora:

Una vergogna per precari, disoccupati, sottoccupati, cittadini che stentano ad arrivare alla fine del mese e che si vedono raggirati dai dipendenti della Camera e da chi ha votato questi presunti tagli ai loro stipendi. Sono centinaia i protetti dalla politica, ridicolmente vestiti in livrea come dei camerieri, grottescamente remissivi e servizievoli con i cosiddetti onorevoli, che per questa loro mansuetudine bovina percepiscono buste paga da sogno senza avere alcuna competenza che le giustifichi. Anzi, i dipendenti Camera sono assolutamente improduttivi.

Immediata la reazione di Laura Boldrini, che ha tuonato contro queste critiche. La Presidente lo ha fatto con una nota in cui ha difeso l’operato della Camera e del Senato e accusato Vecchio di gettare fango sulle Istituzioni:

La Camera è impegnata, insieme al Senato, in una delicata azione di riordino delle retribuzioni dei dipendenti. È una riforma che in tanti giudichiamo indispensabile, anche per mettere il Parlamento in maggiore sintonia con la fase difficile che il Paese sta attraversando. È una manovra che incide in modo assai profondo sugli stipendi dei dipendenti. C’è chi la pensa in altro modo e, legittimamente, può ritenere che si dovesse fare qualcosa di diverso. Ma nessuna differenza di opinione può legittimare le parole che ho letto nella dichiarazione del deputato Andrea Vecchio, appartenente al gruppo di Scelta Civica. Oltre a mostrarsi disinformato sulla competenza dei dipendenti, Vecchio si permette espressioni offensive con le quali, pur di ottenere facile clamore, non esita a gettare fango su chi lavora per le Istituzioni. Per parte mia, ma certissima di rappresentare il sentire dell’intera Assemblea di Montecitorio, riaffermo la massima stima per tutte le donne e gli uomini che mettono al servizio della Camera la loro professionalità e la loro dedizione.

Un risparmio di 97 milioni di euro in tre anni

Dopo tanti annunci, arriva la conferma: dal primo gennaio 2015 i dipendenti di Camera e Senato dovranno in parte rinunciare ai loro ricchissimi stipendi. Se però da altre parti i dipendenti dello Stato si sono visti decurtare o bloccare gli stipendi senza troppi complimenti, in questo caso tutto avverrà con molta più gradualità. L'obiettivo finale infatti sarà raggiunto solo nel 2018, e per allora i risparmi totali saranno quantificabili in 97 milioni di euro in tre anni (60,1 per la Camera e 36,7 per il Senato). Il via libera alla Camera è arrivato con 13 sì, 5 astenuti e due non partecipanti al voto.

Non poco, certo. Ma c'è un piccolo trucco, di cui vi raccontavamo già a luglio, e che fa sì che il tetto di 240mila euro sia molto relativo. Questo limite è infatti "al netto dei contributi previdenziali". Il che significa che il tetto medio sarà circa di 280 e non di 240 mila euro per l’esclusione dei contributi previdenziali dal taglio. Ma non è tutto, come scrive Libero:

Ai tetti e ai contributi previdenziali che li gonfiano devono aggiungersi «indennità di funzione» che per il segretario generale sarà di 60 mila euro lordi (il tetto per lui quindi sale oltre 370 mila euro annui), per i vicesegretario generali di 30 mila euro lordi (tetto quindi a 323 mila euro annui), per i consiglieri capo servizio 20 mila euro lordi e per i consiglieri capo ufficio segreteria generale di 15 mila euro annui. Ultimo particolare, il taglietto agli stipendi avrà la formula di un «contributo straordinario di solidarietà» (che quindi ha forma temporanea) e sarà diluito in 4 anni, fra il 2014 e il 2017. Il segretario generale della Camera così passerà ora da 478 mila euro lordi annui a a 453 mila euro lordi, cosa assai diversa dai tetti stabiliti da Renzi.

Stefano D'Ambruoso di Scelta Civica mette in campo altre cifre:

“Un Consigliere Parlamentare, dopo il 30esimo anno di servizio, attualmente ha una remunerazione di 318.654,96 euro più 56.247,97 di oneri previdenziali. Per tutto il 2015, all’importo della retribuzione annuale che eccede, al netto dei contributi previdenziali e delle indennità di funzione, il limite dei 240.000 euro si applicheranno in modo progressivo i seguenti scaglioni: il 20% su 60.000 euro (fino cioè ai 300.000 euro) e il 30% sui restanti 18.645,96 euro. Calcolatrice alla mano, il taglio sui dodici mesi sarà complessivamente di 12.000 più 5.593.79 euro. Dunque quel Consigliere Parlamentare avrà per tutto il 2015 una retribuzione annua lorda di 301.061,17 euro alla quale vanno aggiunti gli oneri previdenziali che dovrebbero attestarsi su una somma superiore ai 50.000 euro. Dimenticavo di sommarvi l’indennità di funzione attualmente di 7.200 euro netti all’anno. Per un totale di oltre 360.000 euro annui”.

Le cifre guadagnate dai dipendenti di Camera e Senato, al netto dei nuovi tagli, restano comunque abbastanza impressionanti: i barbieri, per esempio, prenderanno 99mila euro lordi anziché 136mila. I collaboratori tecnici passeranno da 152mila euro a 106mila. I documentaristi guadagneranno 166mila euro, 72mila euro in meno. I consiglieri parlamentari, infine, non potranno sforare 240mila euro, oggi ne prendono 358mila.

senato

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