Satira: scampagnata elettorale

Walter Veltroni chiede a Massimo D’Alema il “lavoro sporco” e Baffino si candida anche nel collegio Campania 1. Giusto per non esacerbare ulteriormente gli animi, il vicepremier ci tiene però a precisare: “Io resto un parlamentare della Puglia”. Insomma, D’Alema finisce in mezzo ai rifiuti dopo aver difeso Bassolino. E dal Pdl Bondi attacca: “È evidente che Veltroni ha deciso di utilizzare al massimo in questa campagna elettorale le qualità politiche del ministro degli Esteri, assegnandogli il ruolo che gli si addice di più: quello del terzino cattivo che cerca di spaventare e di azzoppare i giocatori di classe”. Non a caso Berlusconi ha chiesto immediatamente ad Ancelotti di utilizzare Kakà e Pato con cautela da qui al 14 aprile. D’AleMaterazzi.

Che la figura di Massimo Calearo non fosse esattamente contigua alla sensibilità delle sinistre, era evidente a tutti. Ma in un’intervista, l'ex numero uno di Federmeccanica ammette che prima della cooptazione nel Pd “la Lega mi aveva parlato di una candidatura a sindaco e l'Udc, ma prima della rottura con Silvio Berlusconi, mi aveva proposto un seggio da senatore”. Risulta da rumours di corridoio che Storace gli avesse anche offerto la Santanché e Del Noce per la conduzione del prossimo festival di Sanremo. Lui dice che alla fine Veltroni lo ha convinto con la prospettiva del ‘ministro del Veneto’. In realtà, corre voce che il segretario del Pd gli abbia promesso una parte di spicco nel prossimo film di Gabriele Muccino. Arancia (Feder)meccanica.

Silvio Berlusconi ricorre a una delle sue efficaci similitudini: “Queste candidature per la sinistra sono come il bikini: lasciano scoperto molto ma coprono le parti essenziali che sono il 70 per cento dei ministri, viceministri e sottosegretari che sono ancora al governo con Prodi”. Si ribella la Melandri: “Pdl retrogrado, io da anni mi sono convertita al topless”. Giuliano Ferrara parla di conversioni sbagliate e chiede una moratoria delle tette al vento. Family Bay.

La fantomatica lista dei 400 presunti evasori trasmigrati in Liechtenstein continua a suscitare una ridda di chiacchiere e pettegolezzi. Persino il negletto Clemente Mastella viene chiamato in causa. Ma lui replica: “Il Liechtenstein? Non so neanche dove sia. Ho scarsa dimestichezza con le banche italiane, figuriamoci quelle straniere dove non ho alcun conto”. Intanto, persino Tommaso Barbato (il senatore del celebre sputo) lo abbandona ed esce dall’Udeur. E Mauro Fabris pare in procinto di prendere la stessa strada. Quando i topi abbandonano la nave che affonda. Non contar più una ceppa(loni)
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