Un anno dalla strage di Lampedusa, cos'è cambiato da allora?

Oggi le cerimonie per ricordare i 368 uomini, donne e bambini che morirono. Ma cosa è stato mantenuto delle promesse fatte?

È trascorso un anno dalla strage di Lampedusa, quando un barcone carico di uomini, donne e bambini si rovesciò nel tentativo di raggiungere le coste italiane. Morirono 368 persone, suscitando un'ondata di commozione in tutto il paese che generò la solita quantità di promesse e i proclami del tipo "mai più". Una "strage di innocenti" che però non ha fermato altri migranti dal provare anche quest'anno - e ancora più dell'anno scorso - la fuga dai tanti paesi in guerra: da gennaio a oggi sono già partite 130mila persone, di loro, stando all'Unhcr, già tremila hanno perso la vita.

Ma oggi è soprattutto il momento della commemorazione, del ricordo di quelle vittime. I superstiti del naufragio hanno pregato indossando una maglietta: "Proteggete le persone non i confini". Una cerimonia di preghiera interreligiosa per ricordare i compagni di viaggio. All'alba di oggi, alla stessa ora del naufragio, si è tenuta la processione con le barche per deporre in mare corone di fiori. Dopodiché ci sarà il confronto con le autorità italiane ed europee, tra cui la presidente della Camera Boldrini, il ministro degli Esteri Mogherini e ilpresidente del Parlamento europeo Martin Schulz.

Alle 11 sventoleranno 368 drappi bianchi per ricordare a Bruxelles che è anche compito suo risolvere l'emergenze e chiedendo anche l'istituzione di una giornata dell'accoglienza. Questa sera alle sette, infine, si terrà la fiaccolata che chiuderà la giornata in ricordo di quella terribile strage. E poi programmi tv, speciali, incontri. Tutto bello, tutto giusto: ma che cosa è stato fatto fino a oggi, in concreto, per provare a cambiare le cose?

Tutti ricordano le parole del ministro degli Interni Alfano, le promesse di rafforzare il programma di soccorso italiano e di costringere l'Europa a farsi carico anch'essa di proteggere i migranti in arrivo sul nostro continente. E va detto che qualcosa è cambiato, ma quasi esclusivamente grazie agli sforzi che l'Italia da solo ha messo in campo nel programma Mare Nostrum: una missione di notevole ambizione che ha dato prova di grande capacità organizzativa e anche di una certa efficacia. E così, in quest'anno, oltre 110mila persone sono state salvate.

E quindi, almeno per questa volta, le promesse sono state mantenute. Poco importa il costo estremamente gravoso e il peso organizzativo, per non parlare del fatto che è impossibile immaginare Mare Nostrum come qualcosa di permanente. Dall'altra parte ci sono le critiche, secondo le quali adesso che i clandestini in partenza hanno la certezza di essere soccorsi nel momento del bisogno partono con ancora maggiore facilità. Come se fosse possibile prendere in considerazione di lasciare morire uomini, donne e bambini in mezzo al mare per ottenere un effetto "deterrente".

Quello che invece bisogna necessariamente chiedersi è quale sia il ruolo dell'Europa. La ragione per cui l'Europa stenta a farsi carico delle sue responsabilità, in maniera così difficilmente comprensibile vista dall'Italia, è nota: sono i paesi del nord che accolgono la maggior parte dei profughi e dei richiedenti asilo. Per fare dei numeri: nel 2013 l'Italia ha trattato 28mila richieste d'asilo, la Francia 60mila, la Germania 110mila. L'Europa pensa quindi di fare già la sua parte, abbondantemente. Ciononostante, l'evidenza dei Cie al collasso, delle enormi spese che l'Italia si è accollata e dell'impossibilità di fare da soli nel pattugliamento delle coste (in un momento in cui l'emergenza immigrazione non può che peggiorare, visti i conflitti sparsi per il Mediterraneo e non solo); tutte queste ragioni hanno forse convinto l'Europa a prendersi le sue responsabilità, attraverso Frontex Plus, che partirà a novembre.

L'Italia spera che Frontex Plus possa sostituire Mare Nostrum, sollevando così l'Italia dal peso economico che al momento grava interamente sulle sue spalle; l'Europa ha invece già fatto sapere che le due cose sono "diverse": da una parte ci si occuperà di soccorsi, dall'altra di rafforzamento, con mezzi aerei e navali, dell’operazione Hermes, rafforzamento delle relazioni con i Paesi di transito e creazione di un coordinamento tra Stati membri, Paesi di origine e UNHCR. L'importante è che, finalmente e dopo un anno di promesse, le cose possano iniziare a cambiare per davvero. E che l'estate 2015 non ci riservi il solito computo impietoso delle migliaia di vittime del mare.

ITALY-IMMIGRATION-REFUGEE

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