Obama stringe nuova partnership con l'India di Modi per contrastare la Cina

President Obama Meets With Prime Minister Narendra Modi Of India At The White House

Narendra Modi è stato accolto mercoledì scorso alla Casa Bianca da Barack Obama, e non si è trattata di una visita di Stato fra le tante. Sono stati molti i temi al centro dei colloqui tra il nuovo premier indiano e il suo omologo statunitense: rapporti commerciali, lotta al terrorismo, nucleare, relazioni con il Pakistan. Ma la rinnovata amicizia tra Nuova Delhi e Washington ha soprattutto una finalità strategica: frenare l'espansionismo della Cina nel continente asiatico.

Fino all'anno scorso, Modi non avrebbe potuto mettere piede sul suolo americano. Dal 2005, infatti, gli era negato il visto di ingresso, perché quando era governatore dello Stato di Guarjat non aveva mosso un dito per fermare le violenze che portarono al massacro di un migliaio di islamici da parte degli estremisti indù. Ora, però, gli Stati Uniti, pur di rafforzare le relazioni con una delle economie asiatiche più in ascesa, sono disposti a dimenticare. Il nemico di un tempo è diventato un alleato fondamentale nel contesto geopolitico attuale. Lo è diventato al tal punto, che la sua visita negli Usa è stata costruita come un "evento epocale".

A tale riguardo segnaliamo che Obama e Modi hanno scritto un articolo a quattro mani sul Washington Post, intitolato: "Una rinnovata partnership USA-India per il 21° secolo". Dal testo si legge: "Come Nazioni impegnate per la democrazia, la libertà, la diversità e l'impresa, l'India e gli Stati Uniti sono legate da valori comuni e interessi reciproci [..] la nostra partnership naturale e unica può contribuire a plasmare la sicurezza internazionale e la pace per gli anni a venire.". Non poteva, poi, mancare un riferimento a Martin Luther King, che "ha cercato di porre fine alla discriminazione e al pregiudizio contro gli afro-americani, ispirandosi agli insegnamenti nonviolenti del Mahatma Gandhi".

Il riferimento allo storico leader afro-americano non è stato casuale. Modi, infatti, durante la sua visita, si è recato con Obama al Memorial Martin Luther King. In questo modo, la figura del politico indiano è stata "ripulita", davanti all'opinione pubblica, dalle ombre di connivenza con gruppi religiosi fondamentalisti che hanno sistematicamente violato i diritti umani.

L'esito dell'incontro alla Casa Bianca, sotto il profilo politico, è stato molto fruttuoso: si è ratificato un patto per la sicurezza marina e si è giunti al rinnovo dell'accordo decennale per la cooperazione nella difesa. Modi, inoltre, si è detto disponibile ad intraprendere alcune misure per l'energia pulita e a collaborare nella lotta contro il terrorismo.

Altre questioni rimangono aperte, come quelle legate al superamento dei contenziosi fiscali e alla collaborazione per l'energia nucleare civile. Ma visto la grande sintonia emersa tra i due premier, non è errato pensare che siamo solo all'inizio di un rapporto che andrà rafforzandosi nel tempo. A dimostrazione di ciò, ricordiamo che Obama ha appoggiato la richiesta dell'India di entrare nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come membro permanente.

Gli Usa sanno perfettamente che l'India è il principale concorrente in Asia della Repubblica Popolare Cinese. Stringere relazioni economiche e di difesa con Nuova Delhi, dunque, vuol dire mettere le basi per un asse che possa arginare l'espansionismo di Pechino. Così Obama prosegue nella sua strategia di "accerchiamento" alla Cina, e in questa direzione vanno i suoi sforzi di cementare i rapporti anche con Corea del Sud e Giappone.

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