Nichi Vendola lancia il nuovo partito della sinistra: "Saremo la coalizione dei diritti"

Un progetto per mettere insieme Sel, sinistra Pd, sindacati e società civile.

Voci sempre più insistenti danno Nichi Vendola in procinto di lasciare la politica, ma probabilmente non è questo il momento più adatto, visto che il predominio renziano nel Partito Democratico - e il modo in cui sta cambiando pelle al Pd - lascia aperte finestre che fanno gola a chi ancora si rispecchia nella sinistra tradizionale. D'altra parte Sel è ai minimi storici e combattuta al suo interno; la minoranza del Pd è apertamente sul piede di guerra e la cosa prima o poi porterà a un'inevitabile rottura; Maurizio Landini sembra scalpitare in attesa di un ingresso in politica; Stefano Rodotà sembra pronto a fare il "padre nobile" e c'è tutta una fetta di società civile in costante attesa di essere chiamata a rapporto.

Come si fa a lasciare la politica nel momento in cui sembra aprirsi un'ennesima occasione di dare vita a un soggetto di sinistra? E se qualcuno obietta che le precedenti esperienze di Rivoluzione Civile e Lista Tsipras potrebbero aver insegnato come sia meglio lasciar perdere questo genere di esperimenti, altri replicano segnalando come mettere insieme un movimento che contenga pezzi di Partito Democratico e di Cgil non possa che dare un'altra statura e un'altra struttura organizzativa al tutto. E, magari, potrebbe essere la volta buona che la sinistra riesca a darsi un partito che non sia ridotto a percentuali irrilevanti. Ma quale sarebbe il ruolo di Vendola e di Sel in questo progetto, che sembra sempre sul punto di andare in porto? Lo spiega il governatore della Puglia a Il Manifesto:

«Met­tiamo Sel a dispo­si­zione, come uno stru­mento, un lie­vito, un ter­reno di incon­tro per una parte del Pd, i movi­menti, le asso­cia­zioni della sini­stra dif­fusa e del sindacato»,per com­bat­tere insieme l’agenda eco­no­mica del governo Renzi. Con il mani­fe­sto Ven­dola è ancora più espli­cito: è «l’inizio di un per­corso con un futuro più lungo» e la richie­sta «a tutti di fare una bat­ta­glia vera, di por­tarla fino in fondo. La mia pro­po­sta è lavo­rare per una coa­li­zione dei diritti e del lavoro, che abbia la capa­cità di ren­dere sem­pre più stretto il legame fra i diritti sociali e i diritti civili».

Il punto di partenza può essere quindi proprio Sel, nella speranza che le cose vadano in maniera più fortunata di quanto avvenuto con la Lista Tsipras. Ma di cosa si tratta, questa volta? Dell'ennesimo laboratorio, di una provocazione, di un convegno? O si sta per davvero provando a lanciare un nuovo partito?

Ber­sani sta facendo la sua lotta poli­tica nel suo par­tito. Da altre parti si legge anche altro. Non intendo inter­fe­rire nelle que­stioni interne al Pd, ma mi rivolgo a tutti quelli che sanno che siamo a un giro di boa della sto­ria e della cul­tura di que­sto paese. Pro­pongo di costruire qual­cosa di nuovo, non di assem­bleare le schegge scon­fitte della sinistra. Tutti coloro che dal Pd muo­vono una cri­tica radi­cale al ren­zi­smo e alla deriva a destra di que­sto governo sono inter­lo­cu­tori pre­ziosi. Pro­pongo loro di lavo­rare insieme, anche da diverse posta­zioni. Non li voglio iscri­vere a Sel, metto a dispo­si­zione Sel per costruire qualcos’altro. Sel non vuole stare in prima fila, ma accanto a tutti coloro che si sen­tono impe­gnati in un pro­cesso indi­spen­sa­bile al paese, non al ceto politico.

E il primo passo per la costruzione di questo soggetto può arrivare già domani, quando si terrà la manifestazione di Sel "Fate il lavoro, non la crisi":

Intanto il 4 otto­bre fac­ciamo un’iniziativa insieme, con per­sone diverse, pro­prio per­ché nella sini­stra ci sono tante cose, tante idee, tante testi­mo­nianze. Hanno il difetto di essere spar­pa­gliate, fram­men­tate, a volte in sonno da troppo tempo. Si tratta di riag­gre­garle in un pro­getto che non abbia nes­suna tor­sione mino­ri­ta­ria e testi­mo­niale, lon­tano dalla trap­pola per cui o c’è il gover­ni­smo o c’è il mino­ri­ta­ri­smo. Rimet­tiamo in campo le forze che par­lino il lin­guag­gio di una sini­stra moderna, che non si sente custode di nes­suna orto­dos­sia ma che sia pro­ta­go­ni­sta di un cambiamento.

Se tutto questo diventerà davvero un nuovo partito lo si capirà in seguito, ma di tempo per i preparativi, soprattutto se davvero si terranno elezioni politiche nel 2015 e si vogliono fare le cose per bene, non ce n'è poi tantissimo.

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