Renzi, avanti col passo del gambero. Dov’è l’alternativa?

A ricordarci che Silvio Berlusconi c’è ci pensa il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa che ieri a Matera alla convention dei Popolari italiani di Mario Mauro lo ha messo … “in croce”.

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Cesa ha colto l’occasione per esprimere solidarietà allo stralunato “giovin signore” Fitto attaccando il Cav per le sue “ Espressioni offensive nei confronti della Dc che ha fatto grande il Paese perché faceva gli interessi della comunità e non quelli personali come abbiamo visto fare a qualcuno negli ultimi anni”.

Fitto, ammutolito, se la dovrà vedere adesso con il padre-padrone di Forza Italia ed è vieppiù preoccupato in previsione di una nuova e sonora tirata d’orecchie. Chi non pare invece preoccupato è il premier Matteo Renzi, l’altro promoter del Patto del Nazareno, cui spetta l’onore di guidare il Paese e di stare sotto i riflettori ma anche l’onere di doversi sorbire il “lavoro sporco”.

Lavoro che non sembra produrre risultati eclatanti, a cominciare dal partito di cui il premier è oggi assoluto padrone (perde in un anno 400 mila iscritti su 500 mila!), per finire con un Paese tutt’ora inchiodato in una crisi economica di cui non si intravede un filo di luce.

Un esempio? Quello relativo al piano di derivazione europea (Garanzia Giovani) concepito per offrire opportunità concrete agli under 30. Programma che ha superato quota 200mila iscritti. Meno di un quarto i colloqui di orientamento già realizzati, meno di un decimo i posti di lavoro presenti online. E secondo varie analisi, a oltre quattro mesi dal suo avvio, il progetto presenta molte falle: un flop come altri progetti e altre riforme annunciate ma di là da venire.

Fatto sta che la barca va, almeno quella di Renzi, non più spinta dal vento in poppa ma da dai media compiacenti e dagli italiani ammutoliti, senza alternativa politica, terrorizzati di fare nuove scelte con il rischio di cadere dalla padella alla brace.

Questo è il punto: Renzi non convince (anche per la stretta del Cav) ma attorno c’è ancora il deserto. Un altro esempio viene dalle prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria.

I partiti-partitini cosiddetti moderati-centristi (Ncd, Udc, Popolari per l’Italia ecc) rischiano di fare la fine dell’asino di Buridano che, incerto se mangiare la paglia o il fieno, morì di fame. Si chiede Stefano cazzola: “Con chi si alleeranno il partito di Alfano e gli altri centristi? Con il Pd o con FI e le altre formazioni di destra? Non si capisce ancora. Non sarà perché non gli offrono né la paglia né il fieno?”. Già.

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