Renzi prepara il vertice Ue di Milano: statista o “capobranco”?

Qualche concessione di facciata il premier Matteo Renzi la fa, per rabbonire gli scontenti di varie contrade, a cominciare dalle minoranze del Pd e dai sindacati (Cgil in primis) cui concede il “privilegio” di un meeting riaprendo la Sala verde di Palazzo Chigi.

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Volontà per l’apertura al vero dialogo o l’ennesima finta per l’ennesimo out-out: prendere o lasciare? Viste le premesse e considerati gli obiettivi, pare proprio che Renzi voglia portare i “contrari” alle riforme del suo governo in un vicolo cieco, se non in una vera e propria trappola: un modo spicciolo per rivolgersi direttamente agli italiani dicendo di “averci provato” e incolpando gli altri di averlo intralciato. Così facendo, passando il tempo e non portando a casa nessuna vera riforma, si prepara il terreno per andare diritti a nuove elezioni politiche anticipate, in primavera.

Si chiede l’ex ministro Mario Mauro reduce dalla prima convention dei Popolari per l’Italia: “ Può davvero riprendersi un Paese come il nostro se a ogni uscita propositiva da parte del premier segue una levata generale di scudi che costringe il Governo a fare marcia indietro? Vedi articolo 18, Tfr, legge elettorale, eccetera. Due sono i casi: o la nostra società è una somma indistinta di corporazioni che vivono di occulti benefici ai quali non si vuole rinunciare, o Renzi, imprudentemente e con grande presunzione, non ha accanto qualche economista, qualche costituzionalista professionalmente adeguato che possa consigliarlo ed evitargli di fare brutte figure dentro e fuori l’Italia.
Non c’è dubbio che, nel personaggio, ci sia una tipica arroganza giovanile nel ritenere di sapere di più e meglio di chi lo ha preceduto negli anni. Ma così i danni che provoca ricadono su tutti con conseguenze disastrose per le sorti della nostra società”.

Fra un bla-bla e un altro bla-bla, i segnali della crisi si moltiplicano, senza che governo, parlamento, istituzioni, partiti ci mettano mano. Un esempio viene dalla crisi delle nascite. L’indagine “Diventare genitori oggi” fatta dal Censis e dalla Fondazione Ibsa dice che nel 2013 in Italia c’è stata una riduzione delle nascite del 3,7%, rispetto al 2012.

Non è certo colpa di Renzi ma è di Renzi per primo la responsabilità di lasciare che la china negativa prosegua. Dall'inizio della crisi ad oggi, le nascite sono diminuite di circa 62mila unità. L'88% degli italiani sa che oggi si fanno pochi figli e per l'83% è proprio colpa della crisi. Questa percentuale supera il 90% tra i giovani fino a 34 anni. A pesare oltre alla crisi è anche l'insufficienza delle politiche pubbliche a sostegno della famiglia. Il 61% degli italiani, infatti, è convinto che le coppie sarebbero più propense ad avere figli se migliorassero gli interventi pubblici, con sgravi fiscali e aiuti economici diretti e potenziamento degli asili nido.

Siamo alle solite. C’è un Paese degli annunci e delle promesse (quello della politica) e c’è un Paese reale in discesa libera. Ora, fra i tanti appuntamenti importanti dei prossimi giorni, svetta quello di mercoledì prossimo del vertice Ue di Milano.

Riuscirà Renzi a dimostrarsi statista e non capobranco dando un senso politico alla presidenza di turno italiana con una strategia continentale non solo monetaria ma anche economica e politica? O a Milano Renzi guadagna qualche punto pesante o altra strada non c’è se non il ripiegamento verso le elezioni anticipate.

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