Matteo Renzi, tfr in busta paga e stato-mamma

Il liberismo senza freni del premier, come senza freni sono le sue promesse.

Matteo Renzi TFR

Sulla questione del tfr in busta paga Renzi insiste, anche se sa che probabilmente è solo una boutade. E insiste a modo suo. Ospite di Quinta colonna, il premier non esita a fare il comunicatore.

Dice che

«È una ipotesi»

aggiunge che

«Il Tfr ce lo abbiamo solo noi»

chiude dicendo

«è uno Stato-mamma»

nell'ordine, come riportato da RaiNews.

D'altro canto, il medesimo concetto Renzi lo ha espresso nella sua newsletter:

«Sono soldi dei lavoratori, si dice. Che però vengono dati tutti insieme alla fine. La filosofia sembra essere protettiva: te li metto da parte, per evitare che tu li "bruci" tutti insieme. Uno Stato-Mamma, dunque, che sottilmente fa passare il messaggio di non fidarsi dei lavoratori-figli. Io la vedo diversamente: per me un cittadino è maturo e consapevole. E come accade in tutto il Mondo non può essere lo Stato a decidere per lui. Ecco perché mi piacerebbe che dal prossimo anno i soldi del Tfr andassero subito in busta paga mensilmente».

Primo: se è un'ipotesi, perché continuare a sbandierarla?
Secondo: il tfr c'è solo in Italia? Be', all'estero esistono altre forme di previdenza complementare. È del tutto ovvio che ogni stato decida come trattare la questione. La retorica "c'è solo da noi" può funzionare al bar, non in Parlamento.
Terzo: la retorica dello Stato-mamma e del cittadino adulto è semplicemente ridicola. Il Tfr, come già spiegato, è un debito a lungo termine che l'impresa contrae con il suo dipendente.
È un'importante fonte di finanziamento della piccola e media impresa.
È una tutela per il cittadino.

Quello di Renzi è, semplicemente, un liberismo sfrenato. E anche lingua e tastiera del premier sono senza freni.

Il tutto, mentre il governo chiede la fiducia sul Jobs Act (solo due giorni fa, Poletti aveva detto che non sarebbe stato fatto).

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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