Renzi, incontri “bluff” con le parti sociali. Il vero obiettivo resta il voto anticipato

Nessun italiano trattiene il respiro per l’esito degli incontri di questa mattina di buon’ora fra governo e parti sociali. Il motivo è semplice: c’è la convinzione che sia solo una messa in scena dove ognuno resterà sulle proprie posizioni, anche perché il confronto è fittizio, non certo nel merito del nodo “lavoro”, tutto politico, per non dire “ideologico”.

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Si vuole dimostrare l’apertura del governo quando si sa bene che Matteo Renzi tirerà diritto sul “lavoro” e sulle altre riforme pattuite con Berlusconi col Patto del Nazareno, come dimostra la scelta di porre la fiducia al Senato.

Il premier incolperà i sindacati (e chi li appoggia dentro il Pd) di essere “chiusi” e “intransigenti” dimostrando che riaprire la “sala verde” di Palazzo Chigi è un inutile rito da prima Repubblica, i sindacati avranno mano libera per procedere nella protesta e aprire l’autunno caldo con uno sciopero generale.

E ai “dissidenti” del Pd non rimangono che due strade: o accettare supinamente con qualche brontolio la scure del loro segretario-premier o tirar fuori quel coraggio che non hanno, aprendo lo scontro aperto in Parlamento e nel Paese, con i rischi conseguenti di una probabile caduta del governo e il ricorso alle urne, addirittura precedute da una scissione del Pd.

Eventualità, quest’ultima, per nulla temuta da Renzi, (“prenderanno al massimo il cinque”) che fila a tutto vapore per trasformare il Partito Democratico da partito di sinistra a partito della Nazione, teso cioè a disinteressarsi di iscritti ed elettori di parte puntando al consenso politico ed elettorale “trasversale”, fuori da mediazioni di partito, nel filo diretto fra leader-premier e cittadini-elettori. Tutto qui, più o meno.

E’ questa la vera rivoluzione su cui Renzi si gioca tutto. Ci deve arrivare per gradi, ma non lesinando, come in questo caso su art. 18 e dintorni, dei veri e propri strattoni.

Anche perché Renzi ha bisogno come il pane, nel meeting europeo di domani a Milano, di non giungere a mani vuote, dimostrando che è capace di passare dalle parole ai fatti.

Certo è che il decisionismo di Renzi non lascerà le cose come prima producendo effetti e conseguenze nei rapporti con gli alleati di governo da una parte e, dall’altra, con le anime inquiete del Partito Democratico, come già detto sopra. Forza Italia, in caso di necessità, è pronta a “sostenere” in modo più o meno aperto – anche con i soliti trucchetti di far ammalare i suoi parlamentari al momento del voto – il governo. Ovvio che Berlusconi chiederà poi il conto, in questo caso gli interessi sul Patto del Nazareno.

A questo punto Renzi ha lanciato la macchina a tutta velocità e non può più fermarlo, tanto meno fare retromarcia. Per poter portare a compimento questo disegno che “cambia verso” all’Italia Renzi ha bisogno di una investitura popolare, molto ampia e forte. Per questo tira la corda fino al possibile strappo. L’obiettivo è la conta delle urne.

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