Elezioni Midterm Usa 2014: Repubblicani favoriti dalla sfiducia in Obama

US President Barack Obama speaks during

Negli Stati Uniti, il prossimo 4 novembre, si terranno le elezioni di metà mandato. In palio c'è il controllo del Congresso: saranno assegnati, infatti, 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 33 seggi (su un totale di 100) al Senato. Secondo gli ultimi sondaggi, i Repubblicani avrebbero ottime probabilità di conquistare entrambi i rami del parlamento, cosa che potrebbe tradursi in una concreta correzione di rotta dell'azione di governo di Barack Obama.

La Camera è già in mano al partito dell'elefantino dal 2012. Al Senato, invece, basterebbero solo 6 seggi in più, rispetto a quelli a attuali, per mettere i democratici in minoranza. L'impresa sembra a portata di mano, almeno secondo i due principali giornali americani: Washington Post e New York Times. Le due testate quotano rispettivamente una vittoria dei repubblicani alla camera alta al 74% e al 62%.

Intanto Hillary Clinton rimane la grande favorita per le presidenziali Usa del 2016. Ciò è dettato dal grande carisma del personaggio e dagli scandali che hanno via via travolto i possibili candidati repubblicani alla Casa Bianca. Ad ogni modo, un rilevamento di pareri così discordanti nelle intenzioni di voto può avere una sola spiegazione: gli americani sono sì pronti a riaffidare la presidenza ad un esponente del partito democratico, ma hanno allo stesso tempo un parere molto critico nei confronti di Obama.

A tale riguardo, segnaliamo che l'agenzia Gallup Poll ha detto esplicitamente che nelle elezioni di medio termine sarà decisivo l' "Obama Factor". Secondo il centro di ricerca, il peso dell'operato di Washington, nelle prossima tornata elettorale, vale più del 50%. In altri termini, più della metà degli elettori andrà a votare non tanto per scegliere un rappresentante al parlamento, quanto piuttosto per esprimersi sulle politiche del Presidente in carica.

Secondo Gallup, il 20% di chi si recherà alle urne voterà per mandare un messaggio a sostegno di Obama, mentre il 32% un messaggio contrario. Tale rilevamento è molto simile a quello del 2006, quando Bush Jr perse perse il controllo del Congresso.

Obama, dunque, rappresenta in questo momento più un problema che un vantaggio per i candidati democratici. E questi sembrano essersene già accorti, visto che in campagna elettorale cercano di convincere in base ai loro programmi, guardandosi bene dal puntare sui risultati ottenuti a Washington.

Stando alle previsioni, i repubblicani dovrebbero avere la meglio in West Virginia, Montana, South Dakota. Se così fosse, alla destra americana basterebbe conservare i seggi al Senato di Kansas, Kentucky e Georgia e vincere in due dei seguenti Stati (dove l'esito è incerto) : Iowa, Colorado, Louisiana, Arkansas e Alaska.

A determinare il malcontento degli americani nei confronti del Presidente è innanzitutto la politica estera. La maggioranza degli elettori giudica poco efficace l'azione di Obama, che avrebbe riportato il Paese sotto la minaccia del terrorismo internazionale. Non meno severo il giudizio sull'economia, sebbene l'occupazione negli Usa sia tornata a crescere. I segni della crisi finanziaria del 2008 si fanno ancora sentire in vasti strati della popolazioni e le promesse, alimentate nelle campagne elettorali del 2009 e del 2012, sono state mantenute solo parzialmente.

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