Renzi, oggi “fiducia” al Senato sul Jobs Act “scatola vuota”. Anche Berlusconi contro

Oggi, con la fiducia imposta al Senato sul Jobs Act, Matteo Renzi alza il tiro nella lotta interna nei confronti delle minoranze del Partito Democratico, un segnale anche per Forza Italia e Silvio Berlusconi.

Matteo Renzi incontra i sindacati

Fatto sta che i contenuti della riforma del lavoro restano avvolti nelle nebbie, per nulla dissipate dopo il mattutino meeting di ieri a palazzo Chigi con le parti sociali, dove il premier ha intravisto “insperate convergenze” mentre la segretaria della Cgil ha ribadito il proprio “niet”, confermando lo sciopero generale.

Ciò ha permesso alla minoranza del Pd di rilanciare le minacce sintetizzate da Peppe Civati: “ Alcuni senatori per propria iniziativa non parteciperanno oggi al voto. Non so quanti saranno perché non è un complotto, il nostro. Abbiamo chiesto mille volte che ci fosse un’occasione per discutere”.

Ma, si sa, non è una questione di metodo bensì un intricatissimo nodo politico fra le due anime del Pd, quella cosiddetta riformista e quella cosiddetta massimalista, la prima oramai oltre il fosso delle concezioni classico-storiche della sinistra, incurante anche di rompere con la Cgil. Nel Pd ci sono posizioni politiche non più conciliabili e ogni occasione è buona – art. 18 ecc – per riaccendere i fuochi.

Adesso si tratta di vedere fin dove le minoranze sono decise a spingersi nel braccio di ferro con il segretario-premier: pochi credono in un immediato redde rationem , anche perché alla fin fine tutti temono per la proprio poltrona o per il proprio strapuntino e, come altre volte è accaduto, le minacce si sono dissolte in una bolla di sapone. Comunque, la divisione è netta e l’evoluzione è solo una questione tattica: scegliere – da una parte o dall’altra – il momento giusto per lo strappo decisivo.

Certo è che quando il fuoco cova sotto la cenere, non si può costruire niente di buono, e il patatrac può accadere da un momento all’altro. Anche il ko del governo e la sua caduta. Renzi non si fida né del Pd, né della maggioranza parlamentare che sostiene l’esecutivo. Ma ci sono crepe anche nella maggioranza “politica”, quella basata sul Patto del Nazareno con Berlusconi.

Per smarcarsi e per dare un segnale chiaro e forte al premier, Forza Italia ha annunciato che non voterà la fiducia al Senato perché – dice Mariastella Gelmini – “Il premier non vuole scontentare nessuno, ma finirà per scontentare gli italiani. La questione di fiducia misura bene la condizione di scollamento in cui versa la maggioranza chiamata a votare una delega al governo tanto ampia quanto vaga”.

Incalza la vicecapogruppo vicario di Forza Italia alla Camera: “ Renzi vuole regolare una partita interna al Pd che si trascina da almeno due anni e per questo agita lo scalpo dell’art. 18 come trofeo di una vittoria annunciata ma ben lontana dall’essere conseguita. FI voterà contro la fiducia usata come una maschera dietro la quale si giocano partite estranee agli interessi delle imprese e dei lavoratori italiani. Il riformismo di Renzi continua a vivere di tatticismi mentre i contenuti restano fuori dalla porta del governo”.

Parole pesanti come pietre. Solo un cartellino giallo o un preannuncio di “benservito” a Renzi da parte di Berlusconi? Di certo, Renzi mostra i muscoli ma è nella morsa, fra l’incudine e il martello.

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