Corea del Nord, esule risponde a Razzi: "Ridicolo credere alle parole di un dittatore"

Shin Dong-hyuk, esule nordcoreano nato e cresciuto in un campo di lavoro, risponde allo scetticismo del senatore italiano Antonio Razzi: "La dittatura nasconde tutto, da decenni"

Shin Dong-hyuk è un esule nordcoreano di 32 anni, nato e cresciuto in un campo di lavoro, il Campo 14, in Corea del Nord: nel Campo 14 si conobbero i suoi genitori e sempre nel Campo 14 nacque Shin, dove fino all'età di 22 ha vissuto con una singola convinzione: che al mondo c'è chi nasce libero e chi, come lui, prigioniero.

Il suo corpo è una mappatura dell'orrore: le caviglie rovinate, deformate da ore ed ore di sospensione a testa in giù, le natiche e il dorso segnati dalle ustioni, il dito medio mozzato, le braccia piegate ad arco dai lavori forzati, il basso ventre segnato dal gancio cui veniva appeso sopra delle fiamme, uno dei metodi di tortura delle guardie del Campo 14.

Shin, fuggito tra mille peripezie dal campo, è stato insignito del prestigioso "Moral Courage Award" e del "Human Rights Watch Award" ed è Testimone Numero 1 della Commissione ONU istituita a partire dal libro sui crimini commessi dal regime Nord Coreano contro il suo popolo.

La sua storia è emersa in Italia grazie ad un bel reportage del Corriere della Sera firmato da Federica Seneghini e del quale vi consigliamo caldamente la lettura.

Una condizione che il senatore Antonio Razzi, "grande amico" della Corea del Nord e del leader Kim Jong-un, ha contestato ieri nel corso della trasmissione radiofonica LaZanzara, bollando la testimonianza di Shin Dong-hyuk come un'invenzione:

"[...] Tutto inventato, sono sette anni che vado lì. I lager c’erano negli anni quaranta. Dove sono oggi questi lager? Non ci sono. Questo vuole fare i soldi alle spalle della gente."

ha detto ai microfoni di Cruciani e Parenzo il senatore di Forza Italia, ribadendo la sua personale linea di cieca amicizia ed assoluta fiducia nel regime di Pyongyang, una linea in parte sposata dal leader della Lega Nord Matteo Salvini, con il quale si è recato proprio in Corea del Nord quest'estate.

Oggi Shin Dong-hyuk, dopo le incaute affermazioni del senatore forzista, ha diramato un comunicato stampa con una lettera aperta ad Antonio Razzi, nella quale il coreano contesta le affermazioni del senatore, spiegandogli come egli sia reso cieco dallo stesso regime nordcoreano: la storia di Shin è raccontata anche in un libro appena uscito in Italia, "Fuga dal campo 14" scritto dal giornalista del New York Times Blaine Harden.

Ieri persino il ministro degli esteri nordcoreano responsabile dei diritti umani e delle relazioni con le Nazioni Unite Choe Myong-nam ha ammesso l'esistenza di “campi di rieducazione tramite il lavoro” (e non di campi di prigionia), non facendo tuttavia menzione del "caso Kim Jong-un".

La lettera di Shin Dong-hyuk

US-POLITICS-NKOREA-SHIN

Caro Senatore Razzi,
innanzitutto le voglio dire che spero lei sia felice, con la sua vita libera, nel mondo libero, con la libertà di mangiare ciò che vuole e vivere come preferisce. Dev'essere comodo poter dire qualunque cosa senza pensarci: spero sia grato di avere questa possibilità.

So che esistono persone come lei, che dubitano dell'esistenza dei Campi, e sostengono il regime Nord Coreano.
Se vuole vedere veramente i Campi, chieda l'autorizzazione a visitare la Nord Corea senza regole ferree e restrizioni precise: ci provi. Le posso garantire che non glielo permetteranno mai. È un dato di fatto: i "turisti" vedono solo ciò che il regime vuole che vedano.

La dittatura nasconde tutto, da decenni. Per quanto mi riguarda, non lascerò che quello che lei ha detto mi ferisca troppo. Per un semplice motivo: è ridicolo credere alle parole di un dittatore e di un regime come quello Nordcoreano.

Ringrazio invece quelli, e tra loro i molti italiani che ho incontrato negli scorsi giorni, che riescono a capire qual è la differenza tra l'onestà e la menzogna.

In ogni caso, e questo mi conforta, Dio conosce la verità."

Shin Dong-hyuk

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