Presidente Kenya: Primo capo di Stato in carica costretto a comparire alla Corte dell'Aja

President Uhuru Kenyatta Attends Funeral Of His Nephew Mbugua Mwangi, Victim Of Westgate Mall Siege

Uhuru Kenyatta, presidente del Kenya dal 2013, si è presentato questa mattina alla Corte penale internazionale (Cpi), all'Aja, per il processo che lo vede imputato per crimini contro l'umanità. Non era mai accaduto che un capo di Stato fosse costretto a presentarsi davanti alla Cpi. Il leader del partito The National Alliance è accusato delle violenze post-elettorali che ebbero luogo nel suo paese tra il 2007 e il 2008.

Ovviamente il Presidente keniano non si è presentato al processo di buon grado. Ha più volte tentato di sottrarsi al procedimento con vari escamtoage L'ultimo risale al 20 giugno scorso, quando a Malabo, capitale della Guinea Equatoriale, si è battuto per far approvare insieme ad altri Presidenti africani imputati dinanzi alla Cpi, un emendamento allo Statuto della Corte africana di giustizia. Tale emendamento, passato con 53 voti favorevoli su 55, prevede che leader e funzionari delle Nazioni africane non possono essere processati durante lo svolgimento del loro mandato.

Alla fine, però, Kenyatta ha dovuto lo stesso capitolare. E prima di partire per l'Europa, come riportato dalla Cnn, ha dichiarato davanti al Parlamento: "La mia coscienza è pulita. E’ stato chiaro e sarà sempre chiaro che io sono innocente di tutte le accuse mosse contro di me". Il Presidente ha poi attaccato duramente Fatou Bensouda, giurista eletta Procuratore capo della Corte Penale Internazionale. Quest'ultima, secondo il governo di Nairobi, non avrebbe tenuto in considerazione la carenza di prove a carico del premier.

Di tutt'altro avviso la giureconsulta del Gambia che non ha desistito dalle sue intenzioni, nonostante i continui rinvii del processo. Secondo Bensouda Nairobi non starebbe cooperando e il ritiro delle accuse di molti testimoni non sono sembrate sufficienti a chiudere il procedimento al Cpi. Il sospetto, secondo alcuni rumors, è che il governo keniano si sia adoperato con promesse e velate minacce per tappare la bocca a chi ha ritrattato le denunce.

I fatti, per i quali Kenyatta è chiamato a rendere conto, risalgono al post-elezioni di sette anni fa. In quella occasione, i leader che si contendevano il potere incominciarono a fare propaganda presso le loro etnie: Kenyatta, che all'epoca appoggiava il presidente uscente Kibaki, mobilitò i Kikuyu e William Ruto, che sosteneva Raila Odinga, mobilitò i Luo.

Kikuyu e Luo, da sempre in contrasto nel paese, si fronteggiarono non solo pacificamente: si verificarono, infatti, scontri che fecero registrare 1.200 vittime, uccise brutalmente a colpi di machete. Chi organizzò il massacro, secondo la Cpi, furono proprio Kenyatta e Ruto, che in questo modo speravano di accreditarsi par la corsa alla presidenza nel 2013.

Ben prima delle elezioni dello scorso anno, la Cpi incominciò ad indagare sui due antagonisti. Questi, allora, al fine di tutelarsi, hanno trovato un accordo elettorale e si sono presentati insieme. Il risultato dell'operazione si è rivelato vincente perché Knyatta è diventato Presidente e Ruto suo vice.

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