Cartoline dalla Bosnia: dopo l'alluvione, promesse e abbandono

Seconda puntata del reportage esclusivo di Blogo sulla Bosnia. Ecco cos'è successo dopo la terribile alluvione di maggio. La prima parte del reportage, sulle imminenti elezioni.

Bosnia, alluvione 2014 (Foto di Sandro Capatti)

Mirsad ha lo sguardo fiero ma stanco. Sorveglia con preoccupazione la sua abitazione, una delle tante distrutte dall’alluvione che nel maggio scorso ha colpito la Bosnia, la peggiore registrata nei Balcani occidentali da 120 anni. Un costone di terra, una klizista come la chiamano qui, si è staccato dalla collina e ha iniziato a scendere verso il basso, travolgendo la sua casa e quella del vicino. Le due costruzioni hanno fatto da barriera, impedendo che la frana travolgesse altro davanti a sé.

La casa di Mirsad e del fratello Mohamed, entrambi sulla settantina, non presenta danni visibili, ma è entrando che si comprende la gravità della situazione: l’interno è tutto un fiorire di crepe, e alcune parti della casa sono pericolanti. Impossibile dormirvi: mentre Mohamed è andato a vivere dai figli, Mirsad ha scelto una tenda canadese piantata nell’orto davanti casa. Sono tre mesi che ci dorme dentro.

«Non avrei mai potuto lasciare solo le mie pecore»

ripete risoluto a chi gli domanda il perché di questa scelta. Alle sue spalle, gli animali se ne stanno placidi e tranquilli, ignari di quanto è successo.

«Sono 25 anni che abito qui con mio fratello e qui voglio restare. Ci hanno abbandonato, tutti. Tanti politici sono venuti a farci promesse su promesse, ma non è successo nulla. La sola certezza, per ora, è che siamo senza casa».



Come Mirsad, sono migliaia i bosniaci vittime dell’ondata di alluvioni che da maggio scorso sta flagellando i Balcani. Una situazione che ha colpito in maniera profonda la Bosnia, già gravemente compromessa da una crisi che negli ultimi anni ha falcidiato l’economia del Paese, impoverendolo sempre di più. La conta dei danni è impressionante, circa 2 miliardi di euro: una cifra insostenibile per il Governo, pari a quattro volte il bilancio annuale della Bosnia Erzegovina.

Tuzla, Srebrenica, Doboj, Maglaj, Brcko sono soltanto alcune delle località in cui si sono registrati i danni maggiori e il più alto numero di vittime. Nonostante gli aiuti arrivati da tante associazioni, anche italiane, c’è ancora molto da fare vista la vastità dell’area interessata. Nel solo Cantone di Tuzla, in quello che fu un tempo il maggior polo industriale bosniaco, oggi devastato dalla crisi economica, sono state oltre 1200 le case danneggiate, del tutto o parzialmente. Da una parte un terreno geologicamente fragile, dall’altra una cementificazione indiscriminata, hanno fatto da detonatore a una situazione che le forti piogge hanno solo che peggiorato.

Bosnia alluvione maggio 2014 (Foto di Sandro Capatti)

Si calcola che circa il 95% delle vittime avesse costruito in maniera illegale la propria casa, senza i documenti necessari. Secondo le stime dell’equivalente locale della nostra Protezione civile, la somma per risanare le sole strutture danneggiate in questa singola porzione di territorio ammonterebbero a 305 milioni di euro. Soldi che non ci sono, e alla cui mancanza stanno supplendo, anche se solo in parte, gli stessi cittadini: nella sola Tuzla, infatti, circa il 60% degli aiuti sono arrivate da persone comuni.

A rendere la situazione più complessa, la corruzione dilagante in tutto il Paese, vera piaga sociale che nel processo di ricostruzione ha trovato pane per i suoi denti. È di questi giorni la richiesta di chiarimenti da parte del governo americano sull’uso fatto del mezzo milione di euro donato per la riparare i danni delle alluvioni, scomparso nei meandri della burocrazia bosniaca. Il pericolo è che, come quelli americani, anche gli altri aiuti provenienti dall’estero siano fagocitati dalla macchina amministrativa e dai partiti politici. A oggi le lacune nel processo di ricostruzione sono evidenti, e le politiche messe in atto dalle istituzioni appaiono ancora scarse e inefficaci.

Nel frattempo si guarda con preoccupazione al cielo: l’estate appena trascorsa è stata estremamente piovosa, e il terreno è talmente intriso d’acqua che basterebbe una minima precipitazione più intensa per peggiorare la situazione.

Anche Mirsad guarda con preoccupazione al cielo mentre aspetta paziente, davanti alla sua tenda, un aiuto promesso che tarda ad arrivare.

Bosnia, alluvione (Foto di Sandro Capatti)

Gli autori del reportage


    Simona Silvestri

    Simona Silvestri - Giornalista pubblicista, nomade per necessità, curiosa per natura. Laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Perugia, ha collaborato con Articolo 21, La Sera di Parma, Piazza Grande e altre testate nel settore del turismo, della cultura e del sociale. Ama i viaggi e la Bosnia, paese con cui è stato amore a prima vista e dove sta lavorando da circa un anno insieme al fotografo Sandro Capatti a un progetto incentrato sui cambiamenti socio-economici e politici degli ultimi vent’anni. Un'analisi dei cambiamenti prodotti in seguito al crollo dell’ex Jugoslavia di Tito e dopo la sanguinosa guerra che ha sconvolto la Bosnia dal 1992 al 1995. Zaino in spalla, nell'ultimo anno ha percorso il paese in autobus, furgone, nave per raccontare le mille sfaccettature di una realtà vicinissima eppure ignorata. Tuzla, Sarajevo, Srebrenica, Mostar sono state solo alcune delle tappe di un viaggio attraverso le tante ferite ancora aperte, le aspettative per il futuro e le contraddizioni di una nazione in continuo cambiamento.

    Sandro Capatti

    Sandro Capatti – Fotografo professionista dal 1992, dopo aver frequentato la scuola di fotografia di Milano. Specializzato in fotogiornalismo, ha collaborato con varie testate giornalistiche italiane e straniere, tra cui “La Repubblica”, “Il Messaggero”, “L’Avvenire”, “Il Resto del Carlino”; e riviste specializzate come “Musica Jazz”, “Oggi”, “Novella 2000”, “Panorama”, “Famiglia Cristiana” e altre. Per cinque anni vive e lavora in Canada collaborando con varie agenzie e con “Il Corriere Canadese di Toronto”. Attualmente collabora con una testata locale di Parma, la città in cui vive, e con alcune agenzie di stampa nazionali che si occupano di fotogiornalismo.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO