Israele: uno scontrino su Facebook accende le polemiche sul costo della vita

Sempre più israeliani decidono di espatriare in Europa

Probabilmente il cittadino israeliano emigrato in Germania che qualche giorno fa ha postato su Facebook lo scontrino della sua spesa nella capitale tedesca non pensava che quel gesto avrebbe provocato una polemica politica di vaste dimensioni nel suo paese di origine. Anche se l'intendo di quella foto era chiaramente polemico. Questa la vicenda: qualche giorno fa un israeliano che ha lasciato il suo paese per trasferirsi a Berlino posta su Facebook la foto di uno scontrino per un totale di 16 euro. Il suo scopo è dimostrare che in Israele il costo della vita è troppo alto, perché per acquistare quegli stessi prodotti in patria avrebbe speso circa il doppio. L'emigrato commenta "Rimanere in Israele significa negare ai vostri figli cibo, educazione, appartamenti accettabili. Ormai è un Paese per ricchi".

Lo scontrino è stato postato sulla pagina Facebook Olim le’Berlin (immigrati a Berlino), che invita esplicitamente a trasferirsi in Germania, fornendo anche informazioni su come ottenere il visto. L'emigrazione era vista in maniera molto critica in Israele fino a poco tempo fa, tanto che il termine per definire gli espatriati è "yordim", ovvero "coloro che discendono". Ma le cose stanno cambiando. Lo scorso anno, sempre sullo stesso gruppo Facebook, un gruppo di ragazzi ha postato un video in cui parodiavano, nelle loro case da emigrati, la canzone "Gerusalemme d'oro" (vedi il video).

Costo della vita ed emigrazione dei giovani sono due temi particolarmente delicati in Israele. Nel 2011 l'aumento del costo del formaggio fresco, prodotto popolarissimo, causò proteste e sit-in a Tel Aviv, e portarono al risultato elettorale straordinario per il neonato partito Yesh Atid, che arrivò secondo alle elezioni guidato dall'ex anchorman televisivo Yair Lapid. Ora Lapid è ministro delle Finanze, ma la sofferenza in Israele per il costo della vita è ancora alta, e lui ha replicato alle polemiche attaccando "chi è disposto a gettare la patria nella spazzatura per pochi soldi risparmiati".

Ma questo non ha fatto altro che rinfocolare le polemiche, e far nascere un dibattito che ormai ha preso piede in tutto il paese e su tutti i principali mezzi di informazione: è giusto emigrare in paesi dal costo della vita più bassa o bisogna rispettare le origini e rimanere in Israele? Il tema della "terra promessa" si scontra quindi con la necessità di far quadrare i conti, e i sondaggi dicono che il 30% degli israeliani medita di emigrare e il 54% non disprezza o comunque è indifferente nei confronti di chi fa questa scelta.

Ma c'è chi, come un editorialista del quotidiano Maariv scrive

Il costo della vita è scandaloso. E allora? È una ragione sufficiente per scappare e piantare le radici nella terra che si è imbevuta del sangue degli ebrei? Avete deciso di rinunciare a un sogno diventato realtà per riempire il carrello della spesa. Un popolo che ritorna dove è stato macellato ha perso l’autorispetto

Il più moderato Haaretz incolpa invece il governo, che "invece di affrontare i problemi (pochi grandi gruppi controllano un’economia non competitiva) critica gli emigranti. Gli insulti non li faranno tornare"

scontrino

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