Segreteria Pd: sanzioni ai dissidenti? Civati: "Non siamo un soviet"

La minoranza Pd agitata da nuove dimissioni e dalla minaccia di sanzioni

Dopo la fiducia (piuttosto abbondante) ottenuta ieri sera dal Jobs Act al Senato, è il momento della resa dei conti interna al Pd. La minoranza del partito è stata ridotta alla quasi ininfluenza: la maggior parte dei senatori "critici" ha infatti votato la fiducia (anche se c'è chi, come Walter Tocci, poi ha dato le dimissioni), le varie correnti minoritarie non trovano un accordo fra loro e alla fine dei conti solo in tre (Corradino Mineo, Felice Casson e Lucrezia Ricchiuti) sono usciti dall'aula per non votare.

E se Tocci riceve l'onore delle armi dal premier Renzi, che ha annunciato di voler parlare con il senatore dimissionario per farlo tornare sui suoi passi, gli altri tre dissidenti vengono minacciati di sanzioni. Il vicesegretario Lorenzo Guerini ha infatti paventato la possibilità di misure contro coloro che non hanno votato la fiducia sul Jobs Act, e di sicuro di questo si parlerà nella prossima Direzione nazionale: "Non partecipare al voto di fiducia mette in discussione i vincoli di relazione con il proprio partito politico", spiega Guerini, aggiungendo che per ora del caso si occuperà il gruppo al Senato.

E mentre Stefano Fassina prevede altre dimissioni a seguire quelle di Tocci, Pippo Civati non ci sta e annuncia barricate contro le possibili sanzioni.

Non si può avere un partito all’americana, con eletti con le primarie, e poi immaginare che ci sia una disciplina di stampo sovietico. Se ci sarà un intervento disciplinare nei confronti dei senatori che sono usciti dall’Aula del Senato al momento del voto credo che si aprirà un bel dibattito sulla democrazia interna

E annuncia che se verrà posta la fiducia anche alla Camera, lui voterà no. Riguardo la possibile scissione del Pd, "Se non la farò io, la farà qualcun altro".

Dal canto suo, Corradino Mineo riconosce che oggi la minoranza Pd è molto più debole, non nascondendo critiche a chi, al suo interno, ha deciso di votare comunque la fiducia. "Io il maxiemendamento l’ho letto, e non prende neanche tutte le promesse fatte nella direzione del Pd. Così il Parlamento non conta più"

Civati

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