Ore 12 - Governo, sondaggi giù. E il Pd come ... don Falcuccio

altroSilvio Berlusconi insiste nella politica del disprezzo contro il Pd delle “frottole e delle insulsaggini”.

Ma non sventola più i sondaggi sullo stato del suo governo. Perché i sondaggi dicono che per la prima volta ci sono più italiani insoddisfatti del governo che soddisfatti.

Frutto della manifestazione del Pd del 25 ottobre? Macchè. Il partito di Walter Veltroni non raccoglie niente di questa inversione di tendenza e non intercetta nemmeno uno scontento del governo.

Gli italiani, la vera maggioranza degli italiani che al Circo Massimo sabato non c’è andata, non condividono il partito di “lotta e di governo” veltroniano. Quanto meno non comprendono, per dirla con le parole di Eugenio Scalfari: “la schizofrenia veltroniana: esprimere insieme rabbia e ragionevolezza”.

Il leader del Pd ha fatto il salto del gambero: rispolverando la “diversità morale” di berlingueriana memoria, ha liberato il bisogno auto consolatorio della base di sentirsi la “parte migliore” dell’Italia.

Ma se questa cultura retorica ha fatto spellar mani e agitar bandiere (non rosse, stavolta), non ha però “attratto” la maggioranza degli elettori che comincia (in piccola parte, ancora) ad essere delusa del governo ma non crede a questo Veltroni, a questo Pd, a questa opposizione.

Veltroni ha inoltre commesso un errore che né Berlinguer né Togliatti fecero mai (loro nei confronti della Dc): ha impostato il suo ragionamento sulla “estraneità di Berlusconi e della destra” rispetto al Paese. Come se i voti delle elezioni fossero un optional.

“La diversità comunista – scrive Peppino Caldarola sul Giornale – era un dato ideologico e morale. La diversità veltroniana diventa un connotato antropologico. … Non siamo tornati indietro, siamo tornati alle palafitte e alla politica con la clava. L’ultimo Veltroni seppellisce il Veltroni blairiano e dialogante dell’esordio”.

La verità è che Veltroni non ha detto la verità sui mali del Paese e sulle cure necessarie. Non l’ha detto perché metà della sua piazza gli si rivolterebbe contro.

In altre parole, la manifestazione del 25 ottobre,( imponente ma molto meno di quanto annunciato pomposamente e falsamente dagli organizzatori) può aver seppellito quella parte riformista del Pd, l’unica a cui anche alcune frange importanti dell’elettorato del Pdl, guardavano con interesse.

E adesso? Adesso, passata la sbornia, deposte le bandiere e riavvolti gli striscioni antiberlusconiani, il Partito democratico rischia di trovarsi come … don Falcuccio.

Dopo il Circo Massimo, il Pd si incammina, apparentemente rinfrancato e unito, verso le elezioni di primavera. Lì si infrangeranno le speranze del “Pd day” e i sogni di Walter Veltroni.

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