Partito Democratico al Circo Massimo: i buoni propositi di Veltroni non bastano

da https://www.flickr.com/photos/mongibeddu/2366370490/"Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente". La frase di Vittorio Foa che campeggiava sabato al Circo Massimo era indicativa delle migliori intenzioni del Partito Democratico. Una via di pensiero totalemente estranea alla diversa parte politica ora al governo.

Il problema è che alle buone intenzioni deve seguire un discorso pratico e pratiche discorsive totalmente altre rispetto a ciò che è stato finora il Pd. E il discorso di Veltroni già ha in se troppe ombre rispetto alle luci. Una semplice analisi del discorso evidenzia l'assenza totale della parola sinistra. Alla controparte, chiamata "destra" (l'averci tolto il "centro" è un atto condivisibile e realistico, di centrista il populismo di Berlusconi e della Lega non ha nulla) Veltroni contrappone il termine "riformista".

Premesso che siamo in un'epoca dove l'abuso delle parole ha fatto perdere loro gran parte del peso e del significato (es. Partito delle libertà...) la parola riformismo indica tutto e il contrario di tutto. E, nel programma elettorale del partito democratico, di riformista c'era realmente poco. Su temi come ambiente, politiche economiche, riforma elettorale solo tanta demagogia filo politiche iperliberiste e berlusconiane. Per fortuna su altri temi come immigrazione, tolleranza e scuola le radici del Pd vengono fuori contrapponendosi in maniera netta alla svolta a destra del governo. Però non basta.

Veltroni dovrà rendere conto della svolta centrista, dell'esclusione della corrente a sinistra del Parlamento, unica vera via per riuscira a confrontarsi con uno schieramento che mette insieme fascisti e secessionisti. Le domande più interessanti arrivano dal giornalista Gennaro Carotenuto, che indicano degli interrogativi a cui prima o poi il partito "riformista" dovrà dare risposta, pena l'annegamento di tutta una parte d'Italia che sempre meno si sente rappresentata da un partito che sta perdendo pezzi e identità.

Quanta gente era in piazza riconoscendosi in Paola Binetti? Quanta ha viaggiato fino a Roma sentendosi rappresentata da Massimo Calearo? Se il PD si aprisse davvero alla partecipazione della base, quanti degli attuali leader sopravvivrebbero? Per quanto tempo quegli elettori cederanno rappresentanza alla centralità del PD senza esigere di partecipare? Il popolo ieri è arrivato a Roma, ma non s’illuda Veltroni su di un cambio d’umore; come diceva Juan Domingo Perón, “il popolo arriva sempre, con i dirigenti in testa, o con la testa dei dirigenti”.


da flickr, common creative, album di mongibeddu
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