Primarie Pd: Renzi ancora lontano da Bersani nei sondaggi

Qui l'ultimo sondaggio sulle primarie Pd. Si parla tantissimo di Matteo Renzi e della sua corsa per vincere le Primarie del Pd (o del centrosinistra). E lui è nel bel mezzo della campagna elettorale più impegnativa che si sia vista in Italia per elezioni che non fossero le politiche, gironzolando per tutta la Penisola con il camper per portare il suo messaggio di rottamazione. Non solo, lo si vede in tv con una frequenza che neanche il Bocchino dei tempi d'oro (l'ultima apparizione è di ieri a Servizio Pubblico). Il risultato è che Pierluigi Bersani e la nomenklatura tutta del Pd sono terrorizzati dalla sua inarrestabile ascesa. Ma ogni volta che si guardano i sondaggi, il 'fenomeno Renzi' ne esce un po' smontato: Bersani gli sta sempre davanti di oltre dieci punti.

La cosa è confermata anche dagli ultimissimi sondaggi per le primarie condotti da Swg: il segretario del Pd si conferma saldamente al primo posto con il 39% dei voti. Il suo, tra l'altro, è un trend in crescita. Renzi gli sta rosicchiando quote di consensi, ma troppo poche e il segretario cresce settimana dopo settimana. Merito probabilmente della sua linea più dura nei confronti di Monti e dell'aver tenuto testa a un D'Alema che poteva metterlo in difficoltà. Senza dimenticare la polemica con Renzi sui suoi finanziatori con la società alle Cayman. Forse bisogna aggiungere un altro elemento: grazie alle primarie il Pd continua a crescere nei sondaggi. Il fatto che continui a crescere probabilmente aiuta il suo segretario a fare bella figura e a migliorare il suo gradimento personale. Insomma: le primarie aiutano il Pd, e questo aiuta Bersani.

E Renzi? Matteo Renzi cresce di ben tre punti in una settimana e raggiunge il 26% (altri sondaggi lo davano già a questa quota oltre una settimana fa), ma resta comunque staccato di 13 punti dal segretario. Tanti punti, difficilmente recuperabili in meno di un mese, a meno che non capiti un disastro (da seguire quindi la vicenda della segretaria di Bersani indagata). Ed è per questo che Renzi sta combattendo per ottenere che l'albo degli elettori del centrosinistra scompaia, in modo che scatti il via libera per quanti - e sono tanti - ex elettori del Pdl tifano per una vittoria del loro pupillo Renzi. Per il momento è stato ottenuto che l'albo non vada sul web, così un ex berlusconiano potrà infiltrarsi, dotarsi di pelo sullo stomaco e sperare che nessuno dei suoi amici lo scopra.

Infine Vendola. Che come slogan è più brutto del suo 'Oppure Vendola', ma visti i consensi che il leader di Sel sta ottenendo non si può che tenerlo in fondo. La sua candidatura non decolla, anzi fa passi indietro arrentrando di due punti e scendendo al 17% dal 19 che aveva raggiunto (e che lo poneva pericolosamente vicino a Renzi). E tutto questo - probabilmente - prima che venisse formulata la richiesta di condanna per abuso d'ufficio. La distanza da Renzi non è incolmabile, ma quella da Bersani sì. C'è solo un'incognita su cui Vendola può contare: l'effettiva partecipazione degli intervistati per i sondaggi sulle Primarie. Mi spiego: gli elettori di Sel si sono sempre distinti per la loro partecipazione mostruosa, portando alla vittoria candidati che nei sondaggi erano decisamente sottostimati, forse la stessa cosa può succedere anche per Nichi?

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