Berlusconi "out": sinistra e destra già ... orfani?

Non sono pochi, a destra ma anche a sinistra, quelli che già si sentono orfani di Silvio Berlusconi. I motivi, tant’è possa sembrare impossibile, ci sono e hanno una ragion d’essere. Per poco meno di venti anni, la sinistra ha puntato tutte le (poche e variopinte) frecce del suo arco contro il Cavaliere. L’antiberlusconismo è stato il collante che ha unito spezzoni di sinistra e di centrosinistra fra loro molto distanti, sia come (temporaneo) cartello elettorale e anche come maggioranza di governo, poi mal gestite.

Il carisma del Cavaliere, più il suo grande potere mediatico ed economico, hanno consentito il richiamo sotto un unico tetto delle diverse anime della destra, fino allo sdoganamento degli ex missini, accorpandoli con aree di matrice liberale e addirittura ex socialiste e laiche.

Vista così, il quasi ultimo ventennio, può apparire come una grande trovata, con la formazione dell’alternanza di due schieramenti, con la governabilità garantita, con un bipolarismo ruvido ma garante di una democrazia invidiabile. La realtà ha invece distrutto queste aspettative e l’Italia della seconda Repubblica è un Paese più povero, più diviso, più arretrato, più corrotto di prima. Il fallimento è stato totale. Non solo per responsabilità e colpe di Berlusconi, ovvio, ma il “Ghe pensi mi” ci ha messo molto del suo.

Ora si può capire un certo smarrimento della sinistra, priva del suo “nemico” storico. Ma che dire di fronte alla giovane pidiellina Moretti, fresca leader tascabile di Bersani, quando giudica il Cav: “Un grande politico”? Beata … (ignorante e ingenua) gioventù!

Sul fronte opposto, quello della destra e dei moderati, c’è chi tira un sospirone di sollievo per il forfait di Berlusconi, convinto oramai della sua insostenibilità come leader. Ma ai più è salito subito il febbrone della paura e il panico da “orfani” si sta allargando a macchia d’olio, dal centro alla periferia. In un Pdl e in un centrodestra pieno di controfigure e yes man, gonfio di mille rivoli nati e cresciuti per gestire il potere, si rischia di impallinare chiunque pensi di guadagnare il trono che fu del Cavaliere. Primarie quindi come occasione non per un recupero democratico dell’ex partitone personale e padronale, ma per infiniti duelli all’Ok Corral, alla fine un campo cosparso di sale come Cartagine.

Il “testamento” politico di Berlusconi è chiaro, un’esaltazione della persona e della sua politica: Berlusconi e il berlusconismo non come parentesi negativa dell’Italia ma come “era” dorata da recuperare e rilanciare. In poche parole Silvio se ne va solo per il replay di se stesso, rifare un film già visto. Tanto, anche da “fuori”, sarà sempre lui l’unico vero regista, il vero padre-padrone. Non mancherà certo, il re travicello di turno. Sarà così?

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