Genova, L'Aquila, Italia. Il fallimento di prevenzione e previsione è un tema politico

Cambiare registro per passare dal capitalismo parassitario dei disastri e delle grandi opere a una crescita virtuosa con piani pluridecennali di lavori e investimenti sul territorio

Alluvione Genova 2014


    Premessa: a scanso di equivoci e di possibili strumentalizzazioni, va precisato che nel pezzo che segue non si fa analogia fra Genova e L'Aquila, ma le si include nell'insieme "politico" del tema preventivo e previsionale. I due casi vanno poi trattati separatamente nelle specificità, e addirittura isolando le singole questioni onde evitare confusioni o semplificazioni mediatiche.

    Nel caso specifico del processo alla Commissione Grandi Rischi a L'Aquila
    non si parla di mancato allarme ma di rassicurazioni che hanno avuto conseguenze disastrose. La differenza è molto importante. Per approfondire, una serie di link e FAQ utili sul tema.

Questa notte, l'alluvione a Genova. Il sindaco Doria ammette che non c'è stata allerta. I lavori sul Bisagno non erano mai partiti veramente, dopo l'evento analogo del 2011. Gli sms della Protezione civile arrivano ai genovesi intorno alle 23.20, quando il dramma è già in corso. Altri, da fonti non ufficiali, erano stati meno ottimisti. Oggi a L'Aquila inizia il processo d'appello contro la Commissione Grandi rischi: i suoi membri violarono, secondo la sentenza di primo grado, i loro obblighi specifici in tema di valutazione, previsione e prevenzione del rischio sismico e in tema di informazione chiara, corretta e completa. Lo fecero durante e dopo una riunione il 31 marzo 2009. Il 6 aprile ci sarebbe stata la scossa fatale.

I due eventi non possono apparire slegati.

È chiaro che non siano legati in senso stretto, ma fanno parte del medesimo tema. Un tema politico. Ecco perché.

Due delle quattro funzioni di Protezione civile si chiamano – non è un caso – prevenzione e previsione.

Sono le due funzioni che sembrano fallire e venir meno, sistematicamente. Eppure sono cruciali. Di cosa si tratta? Per spiegarlo ci facciamo aiutare dal sito della Protezione civile.

La prevenzione


    La prevenzione consiste nelle attività volte ad evitare o ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti a un’alluvione, una frana etc. Le attività di prevenzione sono quindi volte ad adottare provvedimenti finalizzati all’eliminazione o attenuazione degli effetti al suolo previsti.

    Gli interventi di tipo preventivo possono essere strutturali o non strutturali. I primi consistono in opere di sistemazione attiva o passiva, che mirano a ridurre la pericolosità dell’evento, abbassando la probabilità di accadimento oppure attenuandone l’impatto. Esempi di interventi strutturali sono gli argini, le vasche di laminazione, le sistemazioni idraulico-forestali, il consolidamento dei versanti, etc. Gli interventi non strutturali consistono in quelle azioni finalizzate alla riduzione del danno attraverso l’introduzione di vincoli che impediscano o limitino l’espansione urbanistica in aree a rischio, la pianificazione di emergenza, la realizzazione di sistemi di allertamento e di reti di monitoraggio.

La previsione


    Le attività di previsione consentono di comprendere quali sono i fenomeni attesi, in particolar modo gli eventi meteorologici estremi. Per raggiungere questo obiettivo vengono utilizzati in maniera coordinata strumenti e tecniche sofisticate: la meteorologia applicata, le immagini satellitari, i radar meteorologici, i modelli idraulici, etc.

    Gli strumenti previsionali e le reti di monitoraggio consentono di mettere in atto un sistema di allertamento e sorveglianza in grado di attivare per tempo la macchina di protezione civile, nel caso di eventi previsti o in atto, la cui intensità stimata o misurata superi delle soglie di criticità prefissate. Il superamento di tali soglie porterà alla realizzazione delle attività previste nella pianificazione di emergenza e in particolare di quelle per la tutela dell’incolumità delle persone.

Sembra tutto abbastanza chiaro, giusto? La previsione serve per i fenomeni attesi, perlopiù sul breve periodo (ad esempio, gli eventi meteorologici. E, sì, lo sappiamo che non si possono prevedere i terremoti. Questo non è un processo alla scienza). La prevenzione serve perlopiù per il medio-lungo periodo.

Non sono funzioni inventate giornalisticamente. Esiste la legge istitutiva della Protezione civile che le disciplina. È la Legge n. 225 del 24 febbraio 1992: istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile.

Questo significa che la Protezione civile non deve occuparsi solamente del soccorso e del ripristino post emergenza. Deve anche effettuare attività che vengono prima della calamità naturale. Non può lasciarle al caso.

Ora, è evidente che qualsiasi attività preventiva e previsionale, per funzionare, richieda fondi. Ed è qui che il tema diventa politico.
Se si vogliono salvaguardare il territorio e le persone bisogna che le prime due funzioni di Protezione civile diventino centrali. La messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico, le attività preventive del rischio sismico costano. Richiedono un cambio radicale di prospettiva. Richiedono di passare dalla logica capitalistico-parassitaria delle grandi opere a un altro modo di vedere la cosa pubblica.

E non si preoccupino, i tifosi della crescita ad ogni costo: i lavori di prevenzione garantirebbero posti di lavoro, crescita e – pensate un po' – un progetto a lungo termine. Magari, anzi, sicuramente, salverebbero anche vite umane.

Il tutto non farebbe che avere un ricasco virtuoso anche dal punto di vista culturale: il cittadino smetterebbe di pensare che tanto che importanza ha, si può edificare dove ci pare, a che servono i certificati e via dicendo. Ma se lo Stato non se ne preoccupa per primo, come si può pensare che sia il cittadino a farlo?

Purtroppo fa molto comodo, a troppi interessi, intervenire dopo: si decreta lo stato d'emergenza, si interviene in deroga, si edifica, si costruisce, si lavora, si spendono un sacco di soldi. E per vedere le storture di questo sistema di sospensione della normalità democratica è sufficiente dare un'occhiata al progetto C.A.S.E. aquilano, frutto del decisionismo ad ogni costo di Berlusconi e Bertolaso nel silenzio tombale delle presunte opposizioni e con le grida isolate di chi, giornalisti e attivisti, aveva capito e provava a rompere la bolla mediatica. E se pensate ancora che fosse cosa buona e giusta, guardate, per esempio, cosa succede ai balconi.

Purtroppo, il capitalismo dei disastri è un'industria florida. Ci vuole una solida volontà politica per cambiare passo e registro. Ci vuole un sistema politico che non pensi alle prossime elezioni o agli interessi ristretti di una classe di privilegiati. Ci vuole un sistema politico che pensi a lungo termine.

Il tema è politico. Diffidate di chi non lo dice e fa promesse e proclami.

Terremoto L'Aquila 2009

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