Elezioni Midterm Usa 2014: I Democratici puntano su Michelle Obama

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L'ipotesi che i Repubblicani possano ottenere la maggioranza nei due rami del Congresso si fa sempre più concreta. I democratici, allora, per scongiurare il rischio di una debacle, alle elezioni del prossimo 4 novembre, hanno deciso di affidarsi a Michelle Obama. La first lady, che è già andata in Illinios a fare campagna per il governatore in carica Pat Quinn, ha in programma un vero e proprio tour elettorale che toccherà vari Stati dell'Unione.

Per i responsabili del partito dell'asinello, lei può ancora smuovere gli indecisi e far tornare alle urne lo zoccolo duro di quello che fu l'elettorato di suo marito Barack alle presidenziali: donne, minoranze, giovani. A tale proposito sottolineiamo che Michelle, nonostante lo scarso gradimento di cui gode l'operato della Casa Bianca in questo momento, rimane la donna più popolare ed amata d'America, perfino di più di Hillary Clinton.

Certo è molto difficile fare miracoli, secondo gli ultimi sondaggi una vittoria dei Repubblicani al Senato è stimata tra il 62% e il 74%. Come vi abbiamo già spiegato, questi dati così negativi per i democratici sono riconducibili a quello che l'agenzia Gallup ha definito "l'Obama Factor". Secondo il centro di ricerca, più del 50% degli americani andrà a votare non tanto per scegliere un rappresentate al parlamento, quanto piuttosto per esprimersi sulle politiche del governo. E in questa fetta di elettorato, la maggioranza ha intenzione di mandare un messaggio negativo al Presidente in carica.

La delusione sull'operato di Obama riguarda maggiormente la politica estera in medio oriente. Ma c'è anche chi si mostra scettico sulla politica economica, sebbene i posti di lavoro dopo la crisi del 2008 siano incominciati ad aumentare. Inoltre, il crollo dei consensi per l'amministrazione in carica non ha generato solidarietà nel partito. Molti esponenti democratici hanno incominciato a "smarcarsi" dal Presidente.

Hillary Clinton, da mesi, ha preso posizioni molto critiche nei confronti di Obama sulla strategia di guerra all'Isis. Alle sue prese di posizioni si sono aggiunte quelle di Leon Panetta (dal 2009 al 2011 alla guida della Cia e poi segretario alla Difesa fino al febbraio 2013) e dell'ex Presidente Jimmy Carter.

Il primo ha evidenziato che il mancato intervento in Siria e il ritiro dall'Iraq sono stati gravi errori. Inoltre, nel suo libro di memorie, ha descritto il Presidente come un leader che non sa imposri, che "evita la battaglia, si lamenta e perde le opportunità". Per Carter, invece, Obama non ha avuto la giusta prontezza di risposta al dilagare del Califfato Islamico. Ciò sarebbe dovuto dall'assenza di una strategia politica precisa sul medio oriente. Ma il Presidente non è stato abbandonato solo a Washington, anche molti candidati democratici alle elezioni di metà mandato si guardano bene dal citarlo o elogiarlo nei loro discorsi: il brand Obama non ha più un effetto di traino.

Dal Kentucky all'Alaska, dall'Arkansas alla Louisiana, i candidati stanno usando spot elettorali in cui si dissociano esplicitamente da questa o quella scelta del Presidente. Un vero e proprio disconoscimento da parte di chi pensa non solo alla prossima tornata elettorale, ma anche alle prossime elezioni presidenziali del 2016. Insomma, ormai, nel Partito Democratico si guarda al futuro.

Dunque l'unica Obama gradita in questa campagna elettorale sembra essere Michelle. A lei, che si recherà a breve in Massachusetts, in Wisconsin, nello Iowa e nel Michigan, si chiede un piccolo miracolo. Barack, invece, ha deciso saggiamente di tenersi lontano da quegli Stati dove il risultato è in bilico: la sua presenza potrebbe rivelarsi un boomerang.

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