Diritti Tv Mediaset: Berlusconi condannato a 4 anni in primo grado per frode fiscale

L'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi è stato condannato a 4 anni di reclusione in primo grado per frode fiscale. Il processo è quello sui diritti tv dei film stranieri acquistati per la trasmissione sulle reti Mediaset. La tesi della Procura è che l'azienda di Cologno Monzese si sia servita di aziende di comodo allocate in paradisi fiscali per evitare di acquistare in maniera diretta dalla major americane i film ottenendo un duplice effetto: accumulare fondi neri all'estero e far scendere gli utili di Mediaset per averne un vantaggio fiscale.

La sentenza di primo grado ha riconosciuto prescritti i reati che riguardavano l'anno fiscale 2011, ma ha ritenuto di poter procedere per i fatti avvenuti nel 2002 e nel 2003. Secondo i giudici si sarebbe avuta una "notevolissima evasione" e Berlusconi è stato condannato anche alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

La pena è sospesa, trattandosi di una sentenza di primo grado, quindi al momento nulla cambia per Berlusconi che rimarrà lontano dalle patrie galere e potrà frequentare "gli uffici pubblici" almeno fino al pronunciamento in Cassazione. Nello stesso procedimento è stato assolto Fedele Confalonieri mentre a tre anni di reclusione è stato condannato Frank Agrama, l'intermediario. Fra i condannati ci sono anche Daniele Lorenzano, ex manager Fininvest (3 anni e 8 mesi) e Gabriella Galetto (1 anno e sei mesi), ex manager dell'azienda in Svizzera.

Secondo la sentenza gli imputati condannati (compreso Berlusconi) dovranno versare 10 milioni di euro all'Agenzia delle Entrate in attesa che venga determinata l'esatta somma evasa al fisco grazie alla triangolazione dei diritti tv.

Sulla sentenza è ancora pendente un ricorso presso la Consulta presentato dalla Camera dei Deputati per un conflitto di attribuzione. La Corte si rifiutò di rinviare un'udienza del 2010 per la quale Berlusconi riteneva di essere impossibilitato a presenziare a causa di impegni istituzionali. La Corte Costituzionale deve ancora stabilire se effettivamente il Tribunale di Milano poteva ugualmente procedere, come poi ha fatto, oppure se quell'udienza andava rinviata.

La prassi prevede che i tribunali attendano la pronuncia della Consulta prima di procedere, la decisione di arrivare a sentenza è molto pericolosa perché potenzialmente tutto quanto accaduto dopo il 2010 potrebbe essere cancellato con un colpo di spugna dalla Corte Costituzionale.

Niente di meglio per fornire al segretario del PDL Angelino Alfano la giustificazione per affermare:

Questa è l'ennesima prova di un accanimento giudiziario nei confronti di Silvio Berlusconi, una condanna inaspettata e incomprensibile con sanzioni principali e accessorie iperboliche. Siamo certi che i prossimi gradi di giudizio gli daranno ragione e speriamo che questi giudizi giungano in fretta.

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