Renzi, ieri gli studenti in piazza per il via all’autunno caldo in vista dello sciopero generale del 25 ottobre

Ieri, in molte piazze d’Italia, i cortei degli studenti contro il piano Renzi sulla scuola hanno di fatto aperto l’autunno caldo.


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Non è solo la prima manifestazione studentesca stagionale per contrastare l’ennesima riforma di una scuola mal ridotta, un rito per molti obbligato, ma la prima risposta “organizzata” e di massa che apre il terreno ad altre proteste e ad altri scioperi – per primo quello generale indetto dalla Cgil per il 25 ottobre con lo slogan “Lavoro, dignità, uguaglianza per cambiare l’Italia” – in una unità fra studenti e lavoratori, ricercata fra contraddizioni e divisioni vecchie e nuove, una spinta che allo stato attuale non pare preoccupare Renzi e il suo governo.

Forte della maggioranza parlamentare conquistata questa settimana con la fiducia, il premier insiste sul suo Jobs Act (dove dentro ribolle l’art.18) convinto di ridar fiato all’economia e spingere sulle riforme.

Nel suo usuale linguaggio al limite della provocazione Renzi sfida i sindacati: “E voi dove eravate?” mettendo in risalto limiti e ritardi culturali e contrattuali sempre più evidenti in un sindacato ancorato a riti obsoleti, a concezioni “ideologiche”, strutture più di servizio per i “garantiti” che di difesa per chi il lavoro non ce l’ha. Tiene banco, nel morso di una crisi economica generale che non arretra, la disparità tra lavoratori e lavoratori, tra chi un lavoro ce l’ha e chi no, in una deriva di guerra fra poveri.

Al “Voi dove eravate?” del premier, la Cgil ribatte a Renzi: “E il governo cosa fa?”. Dice il segretario confederale della Cgil Franco Martini: “Renzi non conosce il mondo del lavoro. Sbloccare l’Italia è solo uno slogan. C’è da essere preoccupati: da un lato, si sostiene di voler promuovere tutti nella serie A dei diritti e delle tutele e, dall’altro, si riducono le risorse per la stessa serie A, con la prospettiva di veder ingrossare le già nutrite fila di chi vive sotto la soglia dell’autosufficienza economica”.

Allora? Incalza Martini: “ Pensare di fare una riforma del mercato del lavoro che allarghi le tutele agli esclusi, dunque costosa, in piena recessione, necessita di fare un discorso chiaro e realistico sul reperimento delle risorse. Abbiamo due giacimenti di fronte a noi, uno noto e un secondo da scoprire. Quello noto parla delle ricchezze accumulate anche negli anni di crisi, i grandi patrimoni, quelle sottratte al fisco con l’evasione e quelle prodotte dall’illegalità economica. In questa direzione il segno deve essere deciso, altro che 80 euro per pochi… Quello meno noto parla della crescita economica che va rilanciata, parla di uno sviluppo nuovo del paese che sia in grado di tornare a produrre ricchezza. Ma di questo non c’è traccia alcuna nel dibattito di questi giorni, tant’è che gli stessi decimali di flessibilità che andiamo mendicando in Europa, in cambio dell’articolo 18, non si sa a quale fine saranno destinati. Sbloccare l’Italia al momento è solo uno slogan e, anche a questo riguardo, il 25 ottobre vorremo dire al governo che la stagione degli spot è finita”.

Renzi non vede e non sente. Sarà così anche dopo il 25 ottobre?

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