Bolivia, elezioni presidenziali 2014: Morales riconfermato con il 60% dei voti. "Vittoria dedicata a Castro e Chavez"

Per il conservatore Samuel Doria Medina solo il 24,5% dei voti.

Lunedì 13 ottobre 2014 - Secondo gli exit poll Evo Morales ha vinto con circa il 60% dei voti. I quasi sei milioni di elettori boliviani hanno confermato il presidente socialista, mentre il leader di Unidad Democrata Samuel Doria Medina si fermato al 24,5% dei voti.
Morales, durante il suo discorso al palazzo presidenziale a La Paz, ha dedicato la vittoria a Fidel Castro e Hugo Chavez e a "tutti i popoli del mondo che lottano contro l'imperialismo", ha definito la sua vittoria un "nuovo trionfo del popolo boliviano" e ha detto che questa conferma gli permetterà di continuare a promuovere l'integrazione non solo tra i boliviani, ma anche tra i latinoamericani.

Bolivia alle urne


Domenica 12 ottobre 2014

EL SALVADOR-INAUGURATION-SANCHEZ CEREN-MORALES

Oggi la Bolivia si reca alle urne ed Evo Morales, con ogni probabilità, sarà eletto presidente per la terza volta consecutiva. I sondaggi lo danno al 58%, numero di consensi che gli garantirebbe l'elezione al primo turno. Il suo principale avversario, il conservatore Samuel Doria Medina, è molto indietro: viene accreditato al 18% nelle intenzioni di voto.

Morales, presidente indigeno ed ex cocalero, è molto amato nel suo paese. E' stato eletto per la prima volta alla guida della Bolivia nel 2006, dopo la caduta del presidente "filo-yankee" Gonzalo Sánchez de Lozada. Ha un passato da sindacalista ed è stato uno dei protagonisti della guerra dell'acqua e della guerra del gas (rivolte popolari scoppiate in seguito alla privatizzazione delle risorse, che videro una crescita dei costi a livello esponenziale).

Una volta insediatosi al Palazzo Quemado, il leader del Mas (movimento al socialismo) fa approvare, dopo un lungo processo che ha visto l'inclusione delle popolazioni indigene, una nuova Costituzione. Questa riconosce i diritti della Madre Terra, il divieto di privatizzazione delle materie prime, limita a 5 000 ettari la proprietà terriera. Secondo il testo, il Presidente non può ricoprire più di due volte di fila lo stesso mandato e ciò per le opposizioni avrebbe impedito a Morales di ricandidarsi quest'anno. Tuttavia, Evo è riuscito a non far conteggiare il suo primo mandato, in virtù del fatto che la riforma costituzionale ebbe approvazione definitiva, tramite referendum, nel 2009.

Le posizioni del Presidente sono socialiste, ambientaliste e anti-imperialiste. Oltre a rifarsi alla tradizione indigena, ha come punti di riferimento ideali Simon Bolivar, Che Guevara, Antonio Gramsci e il sociologo e politico peruviano José Carlos Mariátegui. Durante, i suoi tre anni di mandato il Pil è triplicato e la povertà è diminuita di un terzo su tutto il territorio nazionale.

Morales ha concretizzato, dal 2006 ad oggi, una politica di nazionalizzazioni, di redistribuzione del reddito e di sussidi a favore degli indigenti. Come certificato dalla Banca Mondiale, la Bolivia ha ottenuto risultati soddisfacenti: dieci anni di crescita positiva, riduzione del debito estero, aumento delle riserve in valuta.

Pur non lesinando attacchi alla globalizzazione, ha usato una strategia più "moderata" rispetto a quella del Venezuela chavista. Ha attirato nel paese, infatti, grandi compagnie petrolifere internazionali, tra cui Gazprom. Evidenziamo, a tale riguardo, che in Bolivia il petrolio non è stato esattamente nazionalizzato, anche se una buona parte dei ricavi finisce nelle casse del governo.

L'opposizione, per parte sua, accusa Morales di un esercizio del potere che sconfina nell'autoritarismo: secondo i conservatori la stampa e i giornali sarebbero quasi totalmente in mano al governo. Inoltre, sempre secondo i conservatori Morales avrebbe reso l'economia della Bolivia troppo dipendente dalle materie prime. Ciò renderebbe fragile il paese, perché rispetto ad un eventuale crollo delle esportazioni non si potrebbe fare leva sull'industria, che rappresenta solo il 16% del Pil.

Alcuni settori più ambientalisti del paese, invece, tacciano Morales di aver tradito il dettato costituzionale di matrice ecologista a causa dell'accelerazione dei progetti estrattivi, implementati dal governo negli ultimi anni.

L' Economist, rispetto ad una sua probabile rielezione, ha minimizzato una "deriva chavista". Per il settimanale londinese, Morales starà molto attento alla stabilità interna. Davanti alla contrazione della domanda dell'Argentina e del Brasile, infatti, si guarderà bene nell'insistere con le nazionalizzazioni, perché ciò potrebbe produrre una fuga di capitali dal paese. Una eventualità che il Presidente non può permettersi se vuol mantenere i programmi di aiuti alla povertà, introdotti nei primi due mandati.

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