Dabiq, la rivista dello Stato Islamico e la copertina con la bandiera nera in Vaticano

Come tutta la propaganda dello Stato Islamico, lo scopo è duplice: fomentare i jihadisti e spaventare noi.

Quella dello Stato Islamico che arriverà fino a Roma è stata una delle prime provocazioni di al-Baghdadi, fatta contemporaneamente all'insediamento del suo "califfato": una boutade (anche se non c'è molto da ridere) che aveva fatto il giro del mondo e probabilmente spaventato non pochi occidentali. Poco importa che si tratti di un'ambizione non solo irrealistica (stando a quelli che sono i territori dell'Isis), ma probabilmente anche non perseguita (guardando ai loro obiettivi in termini più realistici); perché quando si va a vedere il modo in cui funziona la curatissima comunicazione dello Stato Islamico ci si accorge subito di come abbia una duplice funzione: galvanizzare i jihadisti e provare a incutere terrore, anche irrazionale, negli occidentali.

Terrorismo allo stato puro, nel suo senso letterale: lo scopo è quello di seminare la paura, indipendentemente da tutto il resto. E questo è l'obiettivo anche della comunicazione e propaganda dell'Isis, sgozzamenti inclusi. Il veicolo più tradizionale di questa propaganda è però Dabiq, curatissima rivista mensile in pdf che racconta della vita sotto lo Stato Islamico, dei doveri di ogni buon sunnita, degli scontri con le truppe nemiche, dell'avanzata del califfato. Una rivista jihadista, ma dall'aspetto occidentale: grafiche curate, immagini forti e quant'altro.

Nell'ultimo numero (che potete scaricare qui), però, ecco che risorge la propaganda del terrore: nell'immagine di copertina si vede infatti la bandiera nera dello Stato Islamico che svetta sull'Obelisco di San Pietro in Vaticano. Un chiaro messaggio contro il cattolicesimo, contro il cristianesimo, contro tutto l'Occidente. Il titolo del quarto numero di Dabiq riporta però "la crociata fallita".

E in effetti il lungo articolo, scritto in inglese come tutti gli altri, parla di profezie sull'inevitabile vittoria degli islamisti sui crociati, mette in fila tutti i nemici dell'Islam, ma soprattutto si avventura in territori geopolitici cercando di "mappare" i conflitti e le strategie di lungo corso in Medio Oriente. Tra i vari personaggi citati, troviamo Henry Kissinger (indicato come crociato ebreo), campione della realpolitik americana, l'ex capo della Cia Michael Scheuer e altri ancora. Un lunghissimo articolo difficile da seguire a causa delle continue citazioni coraniche in arabo, ma che ha ovviamente un solo scopo: convincere i suoi lettori che alla fine prevarrà l'Isis.

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