Italia e ambiente: le visioni opposte di PD e PDL

Il clamore sul veto dell'Italia all'accordo europeo sul clima sembra essersi placato, oscurato in gran parte dei media dalla ben più provinciale discussione sulla riforma Gelmini e le conseguenti proteste studentesche. Si può forse cercare di approfittare di questo silenzio mediatico per fare un'analisi originale delle ragioni profonde che possono aver spinto il governo Berlusconi ad adottare una tale linea, che molti hanno giudicato antiambientalista.

Qualche settimana fa vi abbiamo riferito di come la preoccupazione degli italiani per le questioni ambientali sia ai minimi storici, oltre che in continuo calo a partire dagli anni '80, in assoluta controtendenza rispetto agli altri paesi d'Europa. In quello stesso post vi raccontavamo di come la cosa avesse destato la preoccupazione del leader PD Francesco Rutelli, che in una lettera a "Repubblica" invitava il suo partito a darsi da fare per risvegliare la coscienza ambientale degli italiani.

Si può ipotizzare che anche Berlusconi e il suo governo abbiano letto con attenzione quegli stessi dati, traendone però indicazioni opposte dal punto di vista strategico: constatando che l'ambiente è in questo momento di crisi tra le ultime preoccupazioni degli italiani, il Presidente del Consiglio sa infatti di poter ostentare una posizione poco "verde" in Europa, senza dover temere di pagarne le conseguenze in termini di consenso in patria.

Un esempio illuminante di come, a fronte di sondaggi di opinione, una forza politica si possa porre in due modi diversi: con l'intenzione illuminista di migliorare le opinioni del "popolo", o con quella di rappresentarne fino in fondo, magari populisticamente, tutte le posizioni. Anche quelle più miopi.

Foto: Lamazone, Flickr.

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