Kenya e Finanziaria, chi muore di fame e le false promesse dei governi occidentali

da repubblica.itOgni giorno in Kenya muoiono in media 473 bambini sotto i 5 anni e ogni ora 5 neonati per cause che sarebbero potute essere prevenibili. Questa la notizia rilanciata ieri dall'Ansa, secondo alcuni dei dati che emergono da uno studio condotto dall' Unicef e dal governo keniano. Secondo la ricerca ogni 30 bimbi nati in Kenya,uno muore prima di avere 28 giorni, uno ogni 12 prima del primo compleanno, ed uno ogni 9 prima dei 5 anni.

Niente di nuovo, si dirà. Triste che se ne parli e, ancora più desolante che la notizia grondante di sangue appaia come banale. Mentre in Occidente siamo impanicati per i nuovi "poveri" di Wall Street, o preoccupati per la riduzione dei consumi (come se il reale stare bene delle persone si misurasse dalla frequenza con cui cambiano automobile), in molteplici parti del mondo nascono vere e proprie rivolte e sollevamenti popolari per fame: l'aumento continuo del prezzo del grano e l'approssimarsi a zero degli aiuti promessi in cooperazione stanno rappresentando il colpo finale alla situazione difficile di paesi che pagano ancora oggi il prezzo del feroce sfruttamento di industrie straniere, ovvero un colonialismo di tipo economico.

Giusto una settimana fa veniva evidenziato il drastico taglio nella finanziaria italiana dei fondi per la cooperazione e lo sviluppo internazionale che rappresentavano un piccolo aiuto alle iniziative di lotta alla povertà, riducendoli alla miserabile cifra di 320 milioni di euro, meno dello 0,1% del nostro Pil, l'equivalente di una giornata di guerra in Iraq per le truppe americane.

Questa l'attenta e condivisibile analisi di Salinari ne "Il manifesto": "L'Italia di Berlusconi, che aveva promesso nel tragico G8 di Genova ben l'1% del Pil per un nuovo «Piano Marshall» per l'Africa (c'era sempre lui eh...), batte tutti i record di miserabilismo e miopia politica e economica, portandosi all'ultimo posto tra i donatori industrializzati e, senza che voci autorevoli e qualificate del governo "ombra" si siano alzate in difesa di impegni internazionali che significherebbero oggi dimostrare una solidarietà che, in periodo di crisi, diventa una maniera di affermare una visione del mondo diversa da quella che ha portato alla tempesta finanziari attuale."

Oltre a questo l'illuminista Europa cerca in tutti i modi di chiudere le frontiere, ignara del fatto che più si protrarrà questa tragedia mondiale, più tanti ragazzi saranno disposti a rischiare di morire per arrivare su una terra dove hanno sentito non si soffra la fame. Al di là della continua tragedia, che ha precise responsabilità, tutti pagheremo questo atteggiamento e questa disuguaglianza. E nel mezzo della "tempesta" mi domando: come è possibile trovare, alla domanda delle banche, milioni di euro e piangere miseria quando si tratta di lotta alla povertà (o anche di investire nell'istruzione)? Da dove vengono i soldi che si diceva di non avere?

Foto/Repubblica.it

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