Piano Condor: 21 ex militari latinoamericani a processo in Italia

Tati Almeida observes a flag with pictures of disa

Il gup di Roma, Alessandro Arturi, ha rinviato a giudizio 21 ex gerarchi operanti all'interno delle dittature fasciste, che presero il potere in vari paesi latinoamericani. Tutti gli imputati sono accusati di omicidio plurimo aggravato e sequestro di persona nei confronti di nostri connazionali desaparecidos. Per un vizio di procedibilità, invece, è caduto il reato di strage, mentre la posizione di altri nove indagati, processati nei loro paesi di origine, è stata stralciata. La prima udienza si terrà il 12 febbraio 2015, presso l'Aula bun­ker di Rebibbia.

Così l'udienza preliminare che andava avanti da mesi, a causa delle difficoltà riguardanti le notifiche delle accuse per gli imputati, si è finalmente chiusa ieri. La notizia del rinvio a giudizio è stata accolta con grande soddisfazione di sopravvissuti e parenti delle vittime. Tra gli imputati ci sono ex militari di nazionalità cilena, peruviana, boliviana e uruguayana. E tutti agivano all'interno del Piano Condor, un'azione di coordinamento fra governi latinoamericani, attiva negli anni '70, e finanziata e supportata dalla Cia. L'obiettivo dell'organizzazione era quella di reprimere l'opposizione interna alle dittature.

L'inchiesta si era conclusa quattro anni fa, dopo un lavoro lungo dieci anni. All'inizio la lista degli indagati era molto più lunga: comprendeva 140 persone (tra queste anche 59 argentini, 11 brasiliani e 6 paraguayani). Tuttavia problemi burocratici e i decessi di numerosi esponenti appartenenti alle giunte militari hanno decimato la lista degli imputati.

Tra le vittime ricordiamo i cittadini italiani con doppia nazionalità: Bernardo Venturelli (ex sacerdote, che ha guidato in Cile, i nativi Mapuche nella rioccupazione delle terre regalate ai coloni europei), Armando Ber­nardo Arnone Hernández (attivista del Par­tito para la Vic­to­ria del Pue­blo, sequestrato a Bue­nos Aires nel 1976), Juan Maino (militante del Movi­miento de Acción Popu­lar Unitaria, arrestato dalla polizia segreta cilena nel 1976).

Segnaliamo che questo processo è stato reso possibile anche alla collaborazione dei governi latinoamericani. Questi, ormai da qualche anno, anche se con qualche eccezione, hanno smesso di proteggere i militari protagonisti di una orrenda stagione di sangue.

Il Piano Condor nasce nel 1973 e coinvolge i governi e le polizie segrete di Bolivia, Argentina, Uruguay, Cile, Brasile, Paraguay. Gli Stati Uniti fornirono supporto economico, militare e logistico a tutti questi Stati, al fine di bloccare l'avanzata socialista e comunista "nel cortile di casa". Gli strumenti usati furono quelli della propaganda, del rapimento, della tortura e dell'omicidio. La sistematicità delle operazioni fu resa possibile, soprattutto in fasi giudicate critiche, con il sostegno dei famigerati "squadroni della morte". L'assassinio politico fu anche eseguito fuori dai confini latinoamericani, a testimonianza della grande forza dell'organizzazione.

Le vittime non risultarono essere solo politici o guerriglieri comunisti, ma anche sindacalisti, intellettuali, studenti, borghesia progressista, indigeni privati dei loro territori. Infine, ricordiamo che la base del coordinamento del Piano Condor era stata ubicata, grazie al sostegno della Cia, a Panama.

Il Piano Condor era noto fin dalla sua nascita, ma la sua macabra efficacia incominciò a chiarirsi all'opinione pubblica occidentale solo nel 1992, quando saltarono fuori ad Assuncion, in una stazione di polizia, i cosiddetti archivi del terrore. Questi descrivevano meticolosamente le torture e le condanne a morte di migliaia di sudamericani. Dai documenti saltò fuori che ad essere coinvolti nel piano furono anche Venezuela, Colombia e Perù.

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