Il pareggio di bilancio rinviato al 2017

Il fiscal compact non va d'accordo con la crisi.

Il pareggio di bilancio sarebbe dovuto entrare in vigore dal 1° gennaio 2015. Un principio, quello della parità di entrate e uscite nelle casse dello Stato, che servirebbe ad avere sempre "i conti in ordine", come vorrebbe l'Unione Europea. Quali fossero i possibili rischi di introdurre il pareggio di bilancio in costituzione l'avevamo scritto su queste pagine già nel 2011 e ribadito nel 2012. Per farla breve, significa rinnegare in toto le teorie economiche keynesiane che, per esempio, negli Stati Uniti hanno portato la nazione fuori dal baratro della crisi economica.

Evidentemente ce ne si sta rendendo conto anche qui, visto che anno dopo anno si continua a rinviare l'entrata in vigore del pareggio di bilancio, dal 2015 al 2016 e adesso al 2017. La Camera ha infatti approvato la norma che rinvia al 2017 il pareggio di bilancio con 355 voti a favore e 166 contrari. L'Unione Europea potrebbe però storcere il naso, come ha spiegato il vicedirettore della Banca d'Italia Signorini:

L’ammissibilità della deviazione dal sentiero di avvicinamento al pareggio di bilancio strutturale non è scontata e rifletterà l’interpretazione delle regole da parte delle istituzioni coinvolte: Parlamento (che terrà conto delle valutazioni dell’Upb) Commissione europea, Consiglio Ue

Ma che cos'è il pareggio di bilancio? Le misure più importanti contenute nel Fiscal Compact sono quattro:

– l’inserimento del pareggio di bilancio (cioè un sostanziale equilibrio tra entrate e uscite) di ciascuno Stato in «disposizioni vincolanti e di natura permanente – preferibilmente costituzionale» (in Italia è stato inserito nella Costituzione con una modifica all’articolo 81 approvata nell’aprile del 2012);
– il vincolo dello 0,5 di deficit “strutturale” – quindi non legato a emergenze – rispetto al PIL;
– l’obbligo di mantenere al massimo al 3 per cento il rapporto tra deficit e PIL, già previsto da Maastricht;
– per i paesi con un rapporto tra debito e PIL superiore al 60 per cento previsto da Maastricht, l’obbligo di ridurre il rapporto di almeno 1/20esimo all’anno, per raggiungere quel rapporto considerato “sano” del 60 per cento. In Italia il debito pubblico ha sforato i 2000 miliardi di euro, intorno al 134 per cento del PIL. Per i paesi che sono appena rientrati sotto la soglia del 3 per cento nel rapporto tra deficit e PIL, come l’Italia, i controlli su questo vincolo inizieranno nel 2016.

Ministro Economia Pier Carlo Padoan

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