Renzi, annunci scritti… sull’acqua. Da Genova alle Province: cambiare tutto per non cambiare nulla

Ci sono mille e mille esempi di malapolitica Made in Italy per capire il fossato che divide i cittadini dal Palazzo.

Matteo Renzi a Bergamo Confindustria

Ma basta la storiaccia della strombazzatissima abolizione delle Province – voluta da Matteo Renzi quale esempio di “svolta” – per dimostrare che l’Italia non “cambia verso” come ripete il premier-segretario Pd ma tutto si gira e si rigira per tornare come prima, o peggio di prima.

Le Province dovevano essere eliminate perché ritenute inutili e perché così si sarebbero risparmiati molti soldi pubblici. Il governo non ha voluto ascoltare nessuno che aveva (e ha) espresso dubbi sulla scelta ritenuta sbagliata sotto il profilo istituzionale e anche su quello economico. Niente! Si è andati avanti come bulldozer, tacciando qualsiasi dissidente quale “arretrato” o addirittura “traditore”.

Su questa questione in questi giorni si è consumato l’ennesimo pastrocchio tutto italiano, con il Partito renziano e il partito berlusconiano che si sono divisi la torta delle Province in una vergognosa messinscena.

Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore collegando l’ennesima tragedia di Genova con la metafora del dissesto politico italiano: “ …si scopre che le province, ufficialmente soppresse perché inutili, continuano a costare 9 miliardi all'anno. E allora ecco il cortocircuito: da un lato si continua a spendere come prima, in barba a quello che credono molti cittadini; dall'altro l'organismo che non dovrebbe esistere più e invece c'è ancora contribuisce - certo non da solo - alla mancata prevenzione delle tragedie ricorrenti. Ma nessuno, s'intende, è mai responsabile di nulla nel nostro paese. Si mette una toppa e ci si dedica alla vera priorità nazionale: il teatro della politica, la previsione di quando si svolgeranno le prossime elezioni. In attesa della prossima, immancabile disgrazia che nessuno aveva visto in anticipo”.

Solito teatrino all’italiana? In riferimento a Genova, dice Potito Salatto vice presidente dei Popolari per l’Italia di Mario Mauro: “Renzi dov’è la tua sbandierata riforma della burocrazia? In qualsiasi altro Paese civile i responsabili di questi ritardi sarebbero stati immediatamente rimossi. Come rimossi dovrebbero essere tutti coloro che avevano la responsabilità di tenere i tombini puliti. Facciamolo anche noi. Ci servirà come esempio per il futuro. I 35 milioni stanziati per il torrente Bisagno non sono stati ancora spesi per il ricorso delle imprese escluse dall’appalto. Il Tar, coinvolto, a distanza di molti mesi ancora non si è pronunciato”.

Siamo nel più classico stile italiano: cambiare tutto perché nulla cambi. Avanti così?

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