Voto Sicilia, "bomba" contro i partiti. Boom di Grillo e delle astensioni: più di un elettore su due non è andato alle urne! Monti a rischio?

Quello che sta emergendo dalle urne in Sicilia è un risultato annunciato. Voto che, pur con le particolarità e singolarità dell’isola, rappresenta un test nazionale e può anticipare davvero quel che accadrà presto in Italia. Pur con lo spoglio in corso, non è un azzardo trarre già alcune prime conclusioni politiche.

Innanzi tutto l’astensione: più di un elettore su due non è andato alle urne. Un segnale allarmante per la democrazia a pacca di mela, inequivocabile del livello di disaffezione dalla politica, dello stato di scontento dei cittadini nei confronti dei partiti. Non bastasse, c’è l’exploit – anche questo annunciato – del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo,(a Palermo un trionfo, con l’exit pool che lo dà come primo partito!), un altro pietrone contro i candidati dei partiti tradizionali, una protesta al limite della disperazione contro tutti i partiti, delegando al nuovo movimento del “comico” il senso della protesta per la protesta, il segnale del raggiungimento del non poterne più, che manca ancora solo una goccia per far traboccare il vaso.

Solo al pensiero di una Italia sotto tutela di Beppe Grillo fa annebbiare la vista. Poi la debacle – chi ne dubitava? – del Pdl, un limone spremuto che la pagliacciata televisiva del Cav -comica con possibili risvolti tragici- non ha fatto altro che infettare. Infine la tenuta del candidato del centrosinistra, qui sostenuto dal Pd-Udc, a dimostrazione che la regola del meno peggio può ancora funzionare. E adesso?

Se il responso delle urne sarà questo, non è certo difficile prevedere una ripercussione del voto siciliano a livello nazionale, uno sbrego dei partiti e nei partiti, una bomba deflagrante anche sulla tenuta del governo Monti. L’urto delle urne provocherà sicuramente una risposta dei mercati, già in fibrillazione per la irresponsabile sortita televisiva di Berlusconi, una risposta che potrebbe essere esiziale per il filo di ottimismo sulla possibile ripresa economica.

Da oggi Grillo alzerà il tiro contro i partiti e, in particolare, contro il governo Monti. Idem la Lega che rilancerà il suo: “Monti go home!”. Se, come possibile, Berlusconi si accoderà e ci metterà il suo carico da novanta gettando altra benzina sul fuoco, la frittata è fatta: il governo è cotto. A quel punto altra via non c’è se non quella dello scioglimento anticipato delle Camere e il voto a febbraio.

Con il porcellum? Con un porcellum ritoccato (almeno con l’inserimento delle preferenze) e soprattutto con la nascita del nuovo governo ancora sotto la regia di Giorgio Napolitano. E’ l’ultimo appiglio. Le ombre di Weimar non sono così lontane. Ancor più vicine quelle della marcia su Roma del 28 ottobre 1922. In fondo sono passati solo … 90 anni e Beppe Grillo ha già passato lo stretto, a nuoto.

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