NYT: Armi chimiche di Saddam Hussein nelle mani dello Stato Islamico?

IRAN-IRAQ-WAR-ANNIVERSARY

Le truppe degli Stati Uniti, tra il 2004 e il 2011, hanno scoperto un arsenale di armi chimiche in Iraq e, in almeno sei occasioni, soldati americani e iracheni sono rimasti feriti. A dirlo è un'inchiesta pubblicata dal New York Times, basata sulle interviste di un nutrito numero di funzionari, contenute in documenti dell'intelligence.

Ad essere colpiti dal gas nervino sono stati 17 membri dell'esercito statunitense e 4 poliziotti iracheni, e non è escluso che ci siano state altre vittime. La notizia dei ferimenti, però, è stata tenuta nascosta dagli Usa. Tale posizione, secondo il giornale statunitense, avrebbe impedito alle truppe di ricevere cure mediche adeguate e agli ufficiali di comprendere la reale natura delle lesioni.

Le armi di Muthanna e Raqqa nelle mani dell'Is?


Tra le 5.000 armi riempite di agenti chimici, 2.500 missili si trovano nella base Muthanna, caduta nello scorso giugno nelle mani dello Stato Islamico. Ed è proprio nella città ad ovest di Baghdad che l'Is potrebbe rifornirsi di armamenti sviluppati con agenti tossici da impiegare nella battaglia di Kobane.

Come riportato dal nostro Spinelli Barrile, alcune fonti accreditano la tesi che i miliziani islamisti di al-Baghdadi sarebbero entrati in possesso di una parte dell'arsenale chimico siriano, non interamente distrutto un anno fa dal regime di Bashar al Assad. Le armi non distrutte potrebbero essere state conservate nella città di Raqqa, che oggi è la capitale dello Stato Islamico.

Tuttavia, grazie al New York Times, ora si può avallare una nuova ipotesi, ovvero che il presunto arsenale del Califfato sia composto anche dai missili e dalle bombe chimiche del regime di Saddam Hussein.

Gli Usa e le armi di distruzione di massa


Ora, però, è necessario porsi un interrogativo: perché è stato tenuto nascosto il ferimento dei soldati? La risposta è molto semplice: le armi che hanno causato le lesioni sono state prodotte negli Stati Uniti, assemblate in Europa e vendute al regime del rais durante la guerra con l'Iran, quando l'Iraq era un alleato dell'occidente. Inoltre, i missili e le bombe arricchite di agenti chimici, rinvenute dal 2004 al 2011, risalgono a prima del 1991.

Ciò doveva essere evidentemente insabbiato, perché avrebbe fatto crollare le tesi promossa dal governo degli Stati Uniti per legittimare l'invasione dell'Iraq nel 2003. Ricordiamo, a tale riguardo, che in seguito agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, George W. Bush accusò Saddam Hussein di portare avanti un programma di sviluppo di armi di distruzione di massa, sebbene gli ispettori Onu non avessero mai trovato conferme a tale accusa. Ma gli Usa decisero di andare avanti lo stesso, anche in modo piuttosto audace: come non ricordare la provetta di antrace, mostrata dall'allora Segretario di Stato Colin Powell al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite?

L'invasione dell'Iraq, dunque, venne lanciata 11 anni fa con la finalità di distruggere le armi di Saddam, ma durante l'occupazione, afferma il New York Times, "le truppe americane hanno trovato solo i vecchi ordigni, sviluppati dal regime del rais durante la guerra con l'Iran degli anni '80". Quegli stessi ordigni che oggi potrebbero essere finiti nelle mani del nemico.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO