Processo Ruby, le dimissioni del giudice e quelle voci sulla condanna di Berlusconi in Cassazione

C'è chi sente puzza di bruciato.

Il Processo Ruby, stando a quanto si diceva prima della clamorosa assoluzione in appello, doveva essere il processo dal quale Silvio Berlusconi non poteva sfuggire: troppo evidente il caso, troppo gravi le accuse, palese la concussione per fare pressioni e far rilasciare Ruby per affidarla nelle mani di Nicole Minetti. Per non parlare del quadro generale che includeva anche il Ruby Bis e che sembrava disegnare una sorta di organizzazione nella quale sarebbero stati coinvolti anche Lele Mora ed Emilio Fede.

Questo, fino a quando i giudici della Corte d'Appello di Milano non hanno deciso per l'assoluzione di Berlusconi da entrambi i reati che gli venivano contestati. E la sorpresa, soprattutto dopo la condanna a sette anni in primo grado, è stata grande. Già allora hanno iniziato a circolare i primi sospetti: come poteva essere un caso che la riabilitazione politica avvenuta a opera di Matteo Renzi fosse di pochi mesi precedenti all'assoluzione? E via con la solita domanda, ormai un must del retroscenismo: cosa c'è scritto nel Patto del Nazareno? C'entra qualcosa con il cambio di rotta improvviso nel processo Ruby?

La situazione non è migliorata dopo che sono uscite le motivazioni della sentenza di assoluzione in appello: secondo i giudici tra Ruby e Berlusconi ci furono effettivamente atti sessuali, ma l'ex premier non sapeva che fosse minorenne, lo sapeva, invece, quando telefonò in Questura il 27 maggio 2010 per farla affidare a Nicole Minetti. Tuttavia "non vi è prova della ascrivibilità a Berlusconi di una intimidazione costrittiva" nei confronti del funzionario di Polizia.

Tutto bene, motivazioni che stridono con quanto deciso in primo grado ma che sono sicuramente legittime. Peccato che solo un giorno dopo le motivazioni dell'assoluzione, arriva la bomba giudiziaria: si dimette Enrico Tranfa, presidente del collegio della Corte d'Appello di Milano nel processo. Una svolta importante, che secondo molti potrebbe far drizzare le antenne dei giudici della Corte di Cassazione (quasi scontato che il processo dovrà infatti essere ratificato o rimandato indietro nel "terzo grado" di giudizio). Una situazione generale effettivamente particolare, che fa sì che molti sentano puzza di bruciato.

E in questo senso non aiutano le voci che stanno circolando sulla "alta probabilità" che arrivi una condanna in Cassazione o che venga fatto ripartire il processo d'appello. Voci che hanno preso a circolare un po' ovunque e che sono state portate al massimo livello di sospetto da Libero, che riprende quanto scritto da Claudia Fusani sull'HuffPost:

Ma qualcuno, dalle parti di Lucia Annunziata, sull'Huffingtonpost fa una profezia: "Berlusconi potrebbe essere condannato in Cassazione". Secondo Claudia Fusani, penna dell'Huffpost quella di Appello sarebbe una "sentenza suicida", ovvero di una sentenza di assoluzione pilotata per lasciare poi alla Cassazione il verdetto di condanna. "Questa - scrive Fusani sull'Huffpost - è una sentenza fatta e costruita per essere ribaltata in Cassazione. Suggestioni. Ma appare quasi scontato il ricorso della procura generale di Milano. Ed ecco perché la Ruby story non può dirsi né conclusa né sepolta". Insomma la tesi della Fusani sembra proprio una "suggestione" come lui stesso scrive. Ma quelle parole che fanno riferimento ad una sorta di profezia che annuncia "una sentenza ribaltata in Cassazione" di certo qualche dubbio lo lasciano.

C'entra il patto del Nazareno? C'entra il fatto che la decisione della Cassazione potrebbe arrivare quando il "patto" tra Renzi e Berlusconi sarà ormai esaurito? Tutto questo sembra puzzare più di dietrologia che di bruciato, ma in tutta questa vicenda, secondo molti, c'è qualcosa che non quadra.

Silvio Berlusconi reato prescritto Caso Unipol

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