Legge 133, tagli e DL 112. Glossario e spirito della Riforma Gelmini. Prima parte: la scuola primaria

In mezzo ai venti della contestazione e nel giorno della definitiva approvazione della Legge 133 proviamo a tornare un momento sui contenuti del decreto, al fine di capire che cosa preveda veramente e quali potrebbero essere i motivi che hanno spinto il governo e proporlo e una fetta del mondo della scuola a rigettarlo. Innanzitutto vi proponiamo un rapido glossario per districarsi in mezzo ai tanti numeri che sono stati sparati, a volte anche a casaccio.

Tutto parte dal Decreto legge 112, che consiste in una sorta di dichiarazione di intenti del nuovo governo, constando di 85 articoli. Il Dl contiene un po' di tutto, e la parte relativa alla scuola ne occupa solo una piccola porzione; si parla infatti di enti locali, pubblica amministrazione, internazionalizzazione delle imprese, sterilizzazione dell'Iva sui prodotti petroliferi eccetera eccetera. La Legge 133 non differisce dal Dl 112 poiché ne costituisce semplicemente il decreto attuativo.

Ecco perché gli slogan di questi giorni del tipo "abrogare la legge 133" o chi propone addirittura un referendum per arrivare a questo scopo, mostra di non aver ben capito i meccanismi della politica. Si può tentare di emendare una legge, ma non certo abrogare 85 articoli di un provvedimento che racchiude tutto lo spirito del nuovo governo. Tanto varrebbe tornare alle urne e basta.

Detto di legge e decreto, passiamo alla Riforma Gelmini. Si fa una certa confusione tra le norme partorite dal ministro in tema di scuola primaria (maestro prevalente, blocco del turnover, voto in condotta ecc.) e la parte relativa ai fondi destinati alle università (FFO) compresi nell'art. 66. Tecnicamente quest'ultima parte non è compresa nella Riforma, ma è parte del capitolo sulla razionalizzazione della spesa in materia di Pubblica amministrazione.

Ecco perché la Gelmini può a ragione sostenere di non aver operato nessun taglio; poiché non sono previsti tagli alla scuola primaria, ma semplicemente una ridistribuzione degli insegnanti svincolati dal nuovo sistema del maestro prevalente, e una riduzione degli effettivi con il mancato rimpiazzo di una quota variabile tra il 90% del 2008 fino al 50% del 2012.

Visto che ciò può comunque risultare indifferente ai soggetti della protesta, i quali dal loro punto di vista si oppongono evidentemente alla globalità dei cambiamenti in materia di Pubblica istruzione, nel prossimo articolo andremo ad analizzare i motivi e lo spirito dei provvedimenti in materia universitaria.

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