Francia, il ministro della cultura che non legge libri

La titolare del dicastero della cultura transalpino ammette di non leggere libri da due anni e di non conoscere i titoli del Nobel Patrick Modiano

È risaputo come la Francia sia uno dei Paesi più bibliofili del mondo, ecco perché desta stupore la dichiarazione rilasciata da Fleur Pellerin, ministro della cultura transalpino, in passato responsabile dell’economia digitale e successivamente sottosegretario al Commercio estero, quindi alla Cultura al posto di Aurelie Filippetti.

Ammetto senza alcun problema che non ho tempo di leggere da due anni. Leggo molte note di lavoro, lanci d’agenzia e testi di legge. Ma non leggo molto altro,

ha detto la quarantunenne di origini sudcoreane in un’intervista rilasciata durante una trasmissione di Canal +.

L’ammissione è scaturita dalla sollecitazione dell’intervistatrice che ha chiesto al ministro quale fosse il suo libro preferito di Patrick Modiano, premiato recentemente con il Nobel e ospite a pranzo del ministro nelle ultime settimane.

Pellerin ha preso tempo, non ha saputo nemmeno citare un titolo e non sapendo citare nemmeno l’ultimo romanzo (Pour que tu ne te perdes pas dans le quartier) è stata “aiutata”, non senza ironia, dalla presentatrice che ha suggerito “l’ultimo”.

Ma la ministra ha ammesso di non leggere un libro da due anni, a causa dei pressanti impegni politici.

“Non ho tempo” è l’alibi debole dei lettori deboli, ma ritrovarselo nella candida ammissione di un ministro che dovrebbe promuovere la lettura fa sicuramente notizia e desta ancora più scalpore in un Paese che vanta, da sempre, una politica molto prossima alla cultura e viceversa.

Non sono mancati i commenti piccati degli intellettuali, fra cui quello di Tahar Ben Jelloun, membro della giuria del Premio Goncourt:

È triste, mi fa pena, un ministro della Cultura deve conoscere la letteratura, fosse anche solo per dovere politico. Non è possibile che non sappia citare un solo libro di Modiano. È vergognoso. Trovo tutto ciò è deplorevole ma d’altronde viviamo in un’epoca in cui la cultura è calpestata.

Gli utenti di Twitter si sono divisi in due fazioni: i detrattori in accordo con Ben Jelloun da una parte e quelli che invece hanno sottolineato l’onestà del ministro e la sua presa di distanza da una risposta di circostanza.

In Italia abbiamo avuto precedenti simili, su tutti quello del famoso “tunnel fra il Cern e il Gran Sasso” dell’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. E di certo vedere quali maître à penser siano saliti sul palco della Leopolda nel week end non può che gettare ombre sinistre sul futuro della cultura anche nel nostro Paese.

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