Renzi, sarà la “piazza” a far saltare il partito del 51%?

Nella prima Repubblica, i comunisti del Pci della “via italiana al socialismo” accusavano i democristiani della Dc “Balena bianca” di essere “interclassisti”, oggi, nel guado fra seconda e terza Repubblica, s’avanza il “Big tent” (grande tenda), cioè il partito pigliatutto (e tutti?) di Matteo Renzi.


Alluvione Genova - Matteo Renzi

Dove eravamo rimasti? Ai pensionati, la cui misera pensione verrà presto elargita mensilmente con dieci giorni di ritardo. Appunto. I cittadini (lavoratori, disoccupati, giovani, pensionati, imprenditori, famiglie) prendono solo schiaffi e sono soffocati da valanghe di tasse mentre la casta politica e le mille caste che pullulano attorno prosperano indisturbate.

Con il premier-segretario che, per ignorare il rumore capitolino della Cgil e spostare i riflettori mediatici dalla protesta di piazza di chi lavora e di chi il lavoro lo cerca alla proposta di chi comanda, compie nella sua Firenze il rito della Leopolda.

I sindacati accendono sabato in piazza una miccia che può innescare una protesta a “mitraglia” capace di far cadere le ultime foglie di una economia già sull’orlo del collasso. Il premier fa spallucce ma se non apre al confronto vero con le parti sociali e non passa davvero dagli annunci alle riforme che incidono nella crisi, è tutto da dimostrare che il governo resista agli scossoni annunciati.

Il Pd pare un partito in liquidazione, abbandonato dagli iscritti, tutto contorto su se stesso, nella farsa di partito di lotta e di governo, con le minoranze in piazza contro il governo (di fatto monocolore Pd) e il segretario-premier alla Leopolda a costruire, con il placet di Silvio Berlusconi, il partito del 51%. Una rivoluzione dei tempi nuovi o la riproposizione dell’assurdo fra farsa e tragedia?

Il “partito della nazione” è un bluff, non esiste. Perché il partito – lo dice la parola stessa – non rappresenta la nazione, bensì una parte, un elettorato o una classe. Un partito della nazione punta, esaltando lo spirito nazionalista (già nefasto di per sé) a essere totalitario, ben oltre l’obiettivo di Veltroni del partito maggioritario.

Come dice il direttore del Garantista Piero Sansonetti: “Nel partito della nazione si stabilisce che non esiste alternanza di idee, bensì soltanto alternanza del potere. E’ un partito che intende la politica puramente come luogo di conquista del potere, non come luogo di discussione, di dibattito, di elaborazione delle idee. Una scelta, già dal nome, che non spinge verso il 2100 bensì verso l’Ottocento”.

Alla Leopolda, dietro i bla-bla sul partito della nazione si chiuderà il cerchio delle poltrone e degli strapuntini del potere a tutti i livelli con una platea attorno al reame attenta di ricevere pezzi di torta o anche solo briciole.

Ma dopo sabato la piazza presenterà il conto al governo e alla politica e la Cgil, sotto il cui ombrello confluiranno tutti gli scontenti di ogni colore, o tornerà più forte nel confronto politico o subirà una sconfitta storica peggiore di quella del ’53.

Il 23 marzo 2002 la piazza di Cofferati diede l’alt al berlusconismo pigliatutto: sarà così anche oggi? Il 25 ottobre 2014 modificherà il percorso del renzismo?

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