Stato Islamico: Dalla Tunisia parte il maggior numero di combattenti

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Secondo il New York Times, il maggior numero di miliziani entrati nell'Is (Stato Islamico) è partito dalla Tunisia. Sarebbero circa 2.400 quelli che sono andati negli ultimi mesi in Iraq e in Siria, mentre altri migliaia (secondo la polizia circa 9.000) sono stati intercettati e fermati.

Il giornale statunitense ci tiene a specificare che coloro che partano per arruolarsi sono soprattutto giovani, spesso diplomati che non trovano lavoro. A corroborare la tesi che i neo-jihadisti non appartengono solo alla fascia meno alfabetizzata della Tunisia è anche Mohammed Iqbal Ben Rejeb. A tale riguardo il presidente dell'Associazione di salvataggio dei tunisini bloccati all’estero ha dichiarato: "Nella lista ci sono anche studenti e funzionari dello Stato. Combattenti che appartengono a tutte le classi sociali, con un’età che varia dai 18 ai 27 anni" (fonte l'Espresso).

Il Nyt ha condotto una serie di interviste in alcuni bar di Ettadhamen, dove scopriamo che molti giovani manifestano il loro sostegno allo Stato Islamico. Nella loro prospettiva, l'adesione alla causa islamista li porterà ad innalzare il proprio standard di vita. Inoltre, i simpatizzanti degli islamisti non nascondono una forte voglia di riscatto nei confronti del colonialismo europeo.

Per Bilal, un impiegato, l'Is "è uno strumento divino che potrebbe finalmente annullare i confini arabi disegnati da Gran Bretagna e Francia alla fine della prima guerra mondiale". Invece, secondo Mourad (28 anni), disoccupato con un master in tecnologia, "l'Is è l'unica speranza di giustizia sociale, l'unico modo per ridare al popolo diritti veri. Sostenerlo è un dovere per ogni musulmano".

Sembra quasi che a Tunisi, per le strade e nei bar, si discuta molto di più dell'Is che non delle imminenti elezioni legislative e presidenziali (che si terranno rispettivamente il 26 ottobre e il 23 novembre). Ciò non deve indurci a pensare che la maggioranza dei tunisini appoggi direttamente o indirettamente il Califfato, tuttavia è abbastanza singolare che proprio dall'unico paese dove la primavera araba sembra essere andata a buon fine parta il maggior numero di jihadisti per il Medio Oriente.

Le elezioni in Tunisia arrivano dopo l'entrata in vigore della nuova Costituzione, che non contempla la sharia come fonte di diritto e dà basi giuridiche alla rivoluzione dei gelsomini, iniziata il 18 dicembre 2010 con il suicidio di Mohamed Bouazizi. La rivolta si concluse con la destituzione del presidente Zine El-Abdine Ben Ali, che era salito al potere nel 1987.

Nelle consultazioni per l'Assemblea Costituente, vinse con il 37% dei voti Ennahda, formazione di ispirazione islamica che era stata messa al bando durante il regime laico di Ben Ali. Ma il 26 ottobre prossimo, il rischio di una frammentazione parlamentare è molto forte. Il partito tunisino di maggioranza non ha ancora presentato un candidato alla presidenza perché suo obiettivo è quello di aggregare il maggior numero di forze alla guida del governo. Il suo programma elettorale contempla il rilancio dell’occupazione, la lotta all’inflazione e lo stimolo degli investimenti esteri.

Per Ennahda, nuove politiche per l'occupazione sono centrali per battere la minaccia terroristica. A tale riguardo, uno dei leader del partito, Said Ferjani, ha dichiarato: "senza sviluppo sociale, non penso che la democrazia possa sopravvivere".

E che il processo democratico possa entrare in crisi da un momento all'altro, non è un'ipotesi così peregrina. Nel 2013, con l’assassinio di due oppositori, Chokri Belaid e Mohamed Brahmi, e l’attentato all’ambasciata americana a Tunisi, si sono già avute pericolose avvisaglie a riguardo. Ciò è coinciso con una ondata di reclutamento di giovani delusi dalla rivoluzione da parte ndelle moschee più integraliste, che continuano ad appoggiare Ansar Al Sharia.

Ansar Al Sharia è stato messo fuori legge nel 2013 e ha piantato solide radici in Libia. Molte zone del paese dell'ex colonnello Mu'ammar Gheddafi, sono cadute nelle mani del gruppo islamista, che è appoggiato dal governo illegittimo insediatosi a Tripoli. In questi giorni, la formazione sta combattendo con le forze filogovernative a Bengasi.

Tunisi, per evitare il rischio infiltrazioni, ha chiuso a più riprese le frontiere con la Libia. Ma ci sono ancora cellule islamiste nel paese, che potrebbero entrare in azione. Dunque, Ansar Al Sharia, insieme alle altre milizie jihadiste attive in Libia, rappresenta un grave pericolo per la stabilità tunisina. Tutte queste fazioni, inoltre, sembrano ormai aver abbandonato il qaedismo e hanno incominciato ad intrattenere rapporti con l'Is, che intanto è già arrivato in Turchia.

Infine, non bisogna sottovalutare il fatto che l'Algeria (paese confinante con la Tunisia) sta dando appoggio ad Ansar Al Sharia, con lo scopo di proteggere i grandi giacimenti energetici ai confini con la Tripolitania.

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