Sopravvive ad un massacro dell'Isis: il suo racconto

Ali Hussein Khadim è uno sciita sopravvissuto al massacro di Tikrit nel giugno scorso: il suo incredibile racconto in un video del New York Times

Ali Hussein Khadim è stato un militare sciita dell'esercito iracheno: nel giugno scorso Khadim è stato vittima dell'eccidio di Tikrit, un massacro compiuto dai miliziani dell'Isis nel quale sarebbero cadute tra le 500 e le 1700 persone, tutti musulmani sciiti iracheni.

Durante l'eccidio i jihadisti, che vedono nello sciismo il male da estirpare dentro l'Islam, hanno massacrato gli iracheni concentrandosi in particolare sugli appartenenti all'esercito: a centinaia, tra cadetti e militari dell'aeronautica, sarebbero caduti sotto i proiettili dello Stato Islamico, in una delle esecuzioni sommarie più raccapriccianti.

Le immagini di Tikrit, che non vi mostreremo per via della loro crudezza, girate dagli stessi jihadisti nel giugno scorso somigliano (ma sono qualitativamente inferiori) a quelle girate successivamente la conquista della base aerea di Tabqa, nel nord della Siria, vicino al-Raqqa, un assedio che vi abbiamo raccontato qualche settimana fa.

Ma Ali Hussein Khadim non è morto, in quel massacro: il cadetto dell'aeronautica si è finto morto scampando alla morte e di fatto "nascendo" una seconda volta, in quella che è in tutto e per tutto la seconda parte della sua vita. La sua storia la racconta il New York Times in questa intervista girata i primi di settembre scorso. Khadim indica con l'indice un corpo disteso a terra mostrato in un video sullo schermo di un MacBook:

"Quello sono io. Non sono sicuro al 100%, sono sicuro al milione per milione: quello sono io."

La storia di Khadim è letteralmente incredibile ma vale la pena essere raccontata: sposato e padre di due figli, si è arruolato per avere la possibilità di portare i soldi a casa. Si arruola il 1 di giugno scorso a Camp Speicher, una base dell'aeronautica a nord di Tikrit, Iraq: in meno di due settimane quella base diventerà la tomba di centinaia di sunniti iracheni.

Come spesso avviene (ora molto meno spesso) i miliziani dello Stato Islamico hanno ripreso con telecamere e telefonini quel massacro: i cadetti furono ammassati nei cassoni delle camionette e massacrati con i kalashikov o fatti sdraiare in fila e ammazzati, uno a uno, con una pallottola a testa: uno schema di morte che fa parte della propaganda, serve ai jihadisti per galvanizzarsi e ai nemici per terrorizzarsi. E, secondo il racconto di Khadim, funziona:

"Attendavamo il loro arrivo: per questo il morale tra le truppe era molto basso; ci cambiammo d'abito indossando vestiti civili prima di lasciare la base ma ci hanno anticipati: circa 1000 miliziani ci hanno circondato. Ci dicevano che non erano lì per noi, che ci avrebbero riportato dalle nostre famiglie, ma era solo un inganno. [...] Non potevamo fare nulla, bastava muoversi per essere ammazzati."

Trasportati in città in fila indiana, poi sui cassoni dei pick-up e delle camionette con a bordo uomini dell'isis armati, come fossero trofei di guerra: minacciati, impauriti, i ragazzi dell'esercito iracheno mostravano ed urlavano ai jihadisti tutto il loro terrore, tutta la loro frustrazione e il loro dolore. Sono stati tutti ammazzati: chi nei cassoni dei pick-up, chi con una pallottola in testa gettato nel fiume Tigri, chi sdraiato in terra con i propri commilitoni.

"Io ero il quarto della fila: mi sono girato ed ho visto sparare in testa al primo ragazzo della fila, con il sangue che schizzava. Ho pensato che fosse la fine anche per me, non c'era nemmeno molto più di cui avere paura. Ma poi ho pensato alla mia famiglia, ed è stato insostenibile: chi si sarebbe preso cura di loro? Cosa sarebbe successo? Ha sparato al primo, al seconto, poi al terzo e poi è venuto da me: sono certo abbia sparato, ma non ho idea di dove sia finito il proiettile. Vedendo come cadevano gli altri sono caduto ugualmente anch'io, ero pieno di sangue ma vivo. [...]"

Il racconto di Khadim è pazzesco, a tratti sembra quasi un film d'azione se non ci fossero le terribili immagini a dimostrarci che è tutto vero, che è la guerra ad essere orribile ma che questa guerra, fatta di fanatismo, sabbia, denaro ed acciaio, fatta di paure e di sogni infranti, è ancora più orribile.

Dopo diverse ore sdraiato in mezzo ai cadaveri dei propri commilitoni, centina e centinaia di corpi senza vita che riversavano sangue sul deserto. Con il calare della notte Khadim è fuggito poi verso il fiume e, dopo diversi giorni, è riuscito a mettersi in salvo nell'Iraq meridionale, dove oggi vive con la sua famiglia.

E i suoi fantasmi.

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Foto e video | New York Times

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