Papa Francesco: "L’ergastolo è una pena di morte nascosta"

Il Santo Padre si rivolge all'Associazione Internazionale di Diritto Penale su ergastolo e pena di morte

Papa Francesco ha abolito l'ergastolo dall'ordinamento penale della Città del Vaticano nei suoi primissimi provvedimenti: la posizione di padre Bergoglio e del cardinal Bergoglio prima, di Papa Francesco oggi, non è mai mutata nel tempo.

In un discorso tenuto quest'ogg all’Associazione Internazionale di Diritto Penale Papa Francesco è tornato sul tema carceri e pena, ribadendo con forza la posizione sua personale e della Chiesa:

"Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono chiamati oggi a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo io lo collego con l’ergastolo. [...] L'ergastolo è una pena di morte nascosta."

Un tema, quello delle carceri e dell'ergastolo, che nel nuovo corso della Chiesa Cattolica intrapreso da Papa Francesco può vantare un dialogo decisamente privilegiato, nella piena tradizione di aiuto agli ultimi, sopratutto a chi ha sbagliato. Sulle carceri il Papa, come già Giovanni Paolo II, è molto attento e spende spesso parole di condanna verso i sistemi repressivi e di conforto verso chi subisce pene ingiuste (spesso anche in Italia).

Francesco ha voluto sottolineare la questione della carcerazione preventiva, affiancandola ad un concetto chiaro di ingiustizia che va contro lo stato di diritto, le garanzie costituzionali, la pietas umana:

"La carcerazione preventiva, quando in forma abusiva procura un anticipo della pena, previa alla condanna, o come misura che si applica di fronte al sospetto più o meno fondato di un delitto commesso, costituisce un’altra forma contemporanea di pena illecita occulta, al di là di una patina di legalità. [...] Questa situazione è particolarmente grave in alcuni Paesi e regioni del mondo, dove il numero dei detenuti senza condanna supera il 50% del totale [in Italia, fino a poco fa, eravamo al 40%, nda]. Questo fenomeno contribuisce al deterioramento ancora maggiore delle condizioni detentive, situazione che la costruzione di nuove carceri non riesce mai a risolvere, dal momento che ogni nuovo carcere esaurisce la sua capienza già prima di essere inaugurato. Inoltre è causa di un uso indebito di stazioni di polizia e militari come luoghi di detenzione. [...] Il problema dei detenuti senza condanna va affrontato con la debita cautela dal momento che si corre il rischio di creare un altro problema tanto grave quanto il primo se non peggiore: quello dei reclusi senza giudizio, condannati senza che si rispettino le regole del processo."

Un tema che dovrebbe essere all'ordine del giorno di governo e Parlamento italiano, incalzati più volte negli ultimi anni persino dalla Presidenza della Repubblica, ma che fino ad ora, a parte un decretino "svuota" carceri che non "svuota" nulla, una sentenza della Consulta che annulla una legge ultra-repressiva sulle tossicodipendenze e l'abolizione del reato di clandestinità, ha fatto ben poco.

Eppure l'Italia è, sul piano carcerario, il fanalino di coda europeo (e combatte con Libia, dove è in atto una nuova guerra civile, ed Egitto se guardiamo al Mediterraneo): la sentenza Torregiani pesa come un macigno sullo stato di diritto italiano, così come pesano le drammatiche condizioni di detenzione che spingono continuamente detenuti, in tutt'Italia (e anche in attesa di giudizio, quindi formalmente innocenti) a togliersi la vita in cella.

Francesco è poi tornato sul tema dei minori in carcere e, non ultimo, sulla questione dell'isolamento e della massima sicurezza, un tema che in Italia fa discutere (seppure nelle sedi inadeguate alle decisioni, come qualche pagina di editoriale sui giornali): da Bernardo Provenzano, che lentamente si spegne nell'isolamento totale al quale è costretto prima nel carcere di Parma ed ora in ospedale (viene impedita la visita della famiglia e ogni tipo di contatto umano), ai tanti detenuti in regime di massima sicurezza che vedono negarsi non solo la libertà ma anche la dignità.

"Non è altro che l’isolamento esterno. Come dimostrano gli studi realizzati da diversi organismi di difesa dei diritti umani, la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio."

Chissà, forse ogni tanto sarebbe il caso che l'Italia dei rottamatori desse un'orecchio Oltretevere per sentire le novità: come faceva la vecchia DC. Le mele sono mature.

Pope Francis Holds His Weekly Vatican Audience

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO