Renzi, domani storica protesta “politica” della Cgil. Pd addio?

La grande manifestazione della Cgil di domani a Piazza San Giovanni rappresenta un fatto storico, una protesta di massa che va ben oltre i confini sindacali investendo direttamente il governo, il parlamento, la politica, in primis il Pd.

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Di fatto è un vero e proprio sciopero politico del sindacato di sinistra (Cgil) contro il governo a guida Pd, cioè lo stesso partito votato nella stragrande maggioranza dagli stessi cittadini che domani scendono in piazza.

Stavolta, per la prima volta in Italia, slogan e proteste, saranno contro il premier-segretario Matteo Renzi, cioè contro la stessa persona votata dai manifestanti alle primarie del Pd e sostenuta via via fino all’ingresso a Palazzo Chigi, con il proprio partito a “dettar legge” nella stanza dei bottoni. Da qui la grande differenza con la grande manifestazione Cgil del 2002.

“Sono due cose molto diverse – dice l’ex segretario Cgil Sergio Cofferati – perché allora i lavoratori scesero in piazza per difendere i loro diritti attaccati dal governo. Erano però elettori del centrosinistra che si mobilitavano contro il governo di centrodestra. Domani non sarà così. Sono sempre persone che vogliono difendere i loro diritti, ma la stragrande maggioranza di loro lo fanno contro il Pd, principale forza politica della maggioranza di governo che loro hanno votato”.

Matteo Renzi, al di là del tentativo di non dar peso alla piazza della Cgil addirittura realizzando di fatto nelle stesse ore il nuovo appuntamento della Leopolda, sa bene che la protesta di domani è solo l’inizio ed è l’iceberg di un malessere più ampio e più profondo che cova nel Paese. Basta un niente perché il gradimento verso il premier sancito dai sondaggi crolli miseramente.

Ciò detto, forse a Renzi “conviene” questa situazione di corda tesa, fino al limite di rottura. Così facendo il premier può trovare capri espiatori per incolpare altri rispetto alle mancate riforme. Io vorrei ma gli altri non me lo consentono, rivolgendosi direttamente agli italiani per avere più potere, tutto il potere necessario. Tale quale Berlusconi del tempo che fu.

Quindi diritti al voto anticipato. Voto preparato non con la mobilitazione delle sezioni (per lo più chiuse) e degli iscritti (volatizzati) del Pd ma con manciate di (pochi) soldi lanciati qua e là dal finestrone di Palazzo Chigi agli italiani che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese. La riproposizione in grande del “voto di scambio” come ai tempi di Lauro che al potenziale elettore regalava solo una scarpa per poi dare l’altra solo a elezione avvenuta.

Renzi punta al 51% dei voti, non con il Pd, ma con il partito della Nazione, alias della Leopolda, cioè il partito personale. Così il “rottamatore” si gioca tutto. Anche gli italiani.

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