Francia: "40 mila detenuti sensibili al richiamo dello Stato Islamico"

FRANCE-PRISON

William Larrive ha presentato un documento che ha messo in allarme la Francia. Il deputato conservatore dell'Ump, che si occupa del bilancio dell’amministrazione penitenziaria per il 2015, ha messo nero su bianco in un rapporto che ci sarebbero almeno 40 mila detenuti transalpini sensibili alla propaganda dell'Is.

Il testo è stato in parte diffuso dalla BBC ed è stato ripreso dalle maggiori testate francesi. E' difficile capire, però, il nesso tra le premesse e le conclusioni. Se è vero, come dice Larrive, che in Francia la popolazione carceraria è composta da un 60% di detenuti di cultura islamica (proveniente dalle fasce più indigenti della popolazione), appare più complicato giustificare un appoggio di questi stessi detenuti nei confronti dello Stato Islamico.

E' ovvio che se si parla di "rischio" reclutamento dei detenuti, a livello intuitivo, non si può non essere d'accordo con il deputato conservatore: l'Is, come è noto, recluta i suoi adepti tra le fasce più frustrate della popolazione, che sentono la necessità di un riscatto e un generico desiderio di uguaglianza. Tuttavia, lanciare un allarme del genere senza circostanziare una serie di episodi concreti che possano suffragare le proprie tesi (individuando nel caso anche le debolezze del sistema carcerario), ci pare una mossa che serve semplicemente a generare panico.

In ogni caso, per Larrive, bisogna prendere atto che il proselitismo del Califfato non avviene solo su internet, dove ha conquistato l'assenso di molti giovani (a tale riguardo, ricordiamo che ci sono stati casi in molti paesi europei, Italia compresa). Ora l'Is starebbe facendo breccia anche nelle carceri, attraverso una propaganda "discreta", sottotraccia “e quindi più difficile da individuare”. Insomma saremmo difronte ad una vera e propria “strategia di occultamento già teorizzata in passato da alcuni radicali”.

Un precedente rapporto dell'Amministrazione Penitenziaria del 2008, individuava 150 islamisti radicali che operavano per incrementare il proselitismo jihadista nelle carceri francesi. Ma dobbiamo anche evidenziare che eravamo in un'altra epoca, quando la componente quedista era maggioritaria e il fenomeno Is non era ancora esploso. Ribadiamo, che è molto probabile che si vada radicando una "simpatia" o una condivisione degli "ideali" propagandati da Abu Bakr al Baghdadi, ma da qui a dire che ci sia il radicamento di una vera organizzazione pronta a colpire con attentati (cosa che lasciano intendere alcuni media francesi, tra cui Le Figaro), ce ne corre. Piuttosto il pericolo, almeno per ora, potrebbe venire da singoli (come nel caso del Canada) e piccolissimi gruppi.

Inoltre, in prima istanza, i nuovi adepti europei dell'Is pare preferiscano andare in Siria, Iraq e Turchia per combattere a fianco delle milizie jihadiste. Questo fenomeno è palpabile in Tunisia, dalla quale sono partiti circa 2400 giovani nuovi miliziani.

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