Renzi, dalla Leopolda alla “ramazza” di Lenin?

I nemici, Matteo Renzo, ce li ha in casa, e sono tutti quelli che nel Pd non si sottomettono al segretario-premier. Va con sé, che nel Pd, per una sua parte importante anche elettoralmente, il nemico è adesso Matteo Renzi.

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Piazza San Giovanni ha messo Renzi nel mirino e la Leopolda ha “sparato” contro la Cgil, contro il “Pd degli sconfitti”. Alea iacta est. Non ci sono più dubbi e non ci sono più margini di mediazione. La manifestazione di Piazza San Giovanni e la convention della Leopolda hanno fatto “chiarezza”: non ci sono più due Pd conviventi sotto lo stesso tetto. I due Pd non sono più conciliabili, neppure per finta, come facevano Bersani&C.

Scrive l’ex direttrice della Tv del Pd bersaniano: “A rivederla in tv, l'ultima sequenza della Leopolda 5, quella in cui il segretario del mio partito aizza il suo pubblico e chiama la standing ovation contro il mio partito, la sua storia e i suoi protagonisti, assicurando che "non sarà consentito" a costoro di "riprenderselo", continua a provocarmi un'ondata di pensieri e sensazioni. Sono diverse ore che rimando l'appuntamento con la tastiera, perché non si dovrebbe scrivere quando si è arrabbiati. Ma ci devo provare.
Credo che non capiti niente del genere in nessun partito al mondo. Ma va bene ho capito: Matteo Renzi vuole solo applausi, vuole liberarsi da chiunque possa offuscare il suo splendore, considera insulto ogni critica, tratta come un nemico chiunque non si allinea al suo insindacabile - per quanto variabile - giudizio su cosa sia giusto, bello e buono, su quale sia il cambiamento che serve all'Italia. Dichiara di rispettare e poi disprezza. Non rispetta niente in realtà Renzi, non riesce a rispettare niente di quello che non può sottomettere. Purché tutto ciò abbia una caratteristica: stare dalla sua stessa parte. Se sono avversari no, va bene: allora Renzi diventa ragionevole, cordiale, capace di mediazione. Non so neanche se lo faccia apposta, se sia carattere o strategia. Tuttavia, ecco, mi chiedo: qual è la strategia di Renzi?”.

Renzi vuole fare ciò che Berlusconi non seppe fare invischiato nelle sue fobie, nelle sue voglie, nei suoi conflitti d’interesse, nella sua “roba”. Ieri il “nemico” erano i comunisti, oggi sono i conservatori, i difensori della “ditta”.

Siamo già alla riproposizione del peronismo? E senza andare indietro nel tempo e in America latina basta guardare in casa: Il nuovismo, l’antisistema nella classe dirigente, non hanno forse già prodotto esempi incompiuti ma certo non edificanti quali quelli di Di Pietro, De Magistris e Marino?

La ripresa economica e sociale non la si raggiunge con gli slogan, con Twitter, con gli hashtag, con Facebook, ma guardandosi negli occhi e capendo dalle varie esperienze cosa sia più urgente fare e come farlo. E’ questa la politica? Certo. Perché abbandonarla senza volgersi verso il passato per costruire il futuro?

Si chiede Potito Salatto vice presidente dei Popolari per l’Italia di Mario Mauro: “Dove sta scritto che per non apparire più comunisti si debba andare contro i lavoratori? Chi ha detto che per non essere più definiti nostalgici democristiani si debbano accettare i matrimoni tra gay ed essere razzisti? E’ ora di dire basta, reagire con coraggio, dignità, ognuno nel suo piccolo. Che Renzi stia avendo la capacità di gettare tutto all’aria, è ormai sotto gli occhi di tutti. Lo sta facendo non solo con la vecchia classe dirigente del Pd, ma con lo stesso concetto di partito. Qualsiasi partito. E’ una frana da lui costantemente scatenata che coinvolge tutto e tutti. Associazioni, sindacati, Confindustria, in poche parole tutto ciò che non rappresenta la sua persona deve andare al macero per consentirgli un vuoto completo che lo lasci al centro del potere senza plausibili alternative”.

E’ iniziata davvero la battaglia delle battaglie. Il seguito alle urne. Presto. Con un mare di astensioni.

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