Napolitano: "Continuerò a svolgere il mio ruolo nei limiti delle mie forze"

Il Capo dello Stato non pensa più di dimettersi a gennaio: troppi i fattori di instabilità non risolti

Giorgio Napolitano dice basta inconcludenza

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati numerosi rumors sulle incipienti dimissioni di Giorgio Napolitano. Tale ipotesi è stata ultimamente avvalorata anche da Dagospia. Secondo il noto sito di gossip, diretto da Roberto D'Agostino, l'inquilino del Quirinale avrebbe intenzione di dare l'annuncio dell'addio al Colle il prossimo 31 dicembre. Ma se si presta attenzione ad un passaggio del discorso del Capo dello Stato ai Cavalieri del lavoro, del 23 ottobre scorso, ci accorgiamo che il congedo di "Re Giorgio" subirà molto probabilmente uno slittamento.

Ecco cosa ha detto Napolitano giovedì:

"Non possiamo restare prigionieri di paralisi e impedimenti. Occorre varare con passo celere e determinazione i cambiamenti essenziali. In questo senso continuerò a svolgere il mio ruolo di garante dell’unità nazionale, di tutore di regole che siano realmente tali e non paraventi tesi a difendere l’esistente. Continuerò a operare in questo senso nei limiti delle mie forze"

Il Presidente della Repubblica compirà 90 anni il 29 giugno 2015. Ciò non può non destare in lui una certa preoccupazione sull'effettivo adempimento dell'esercizio delle sue funzioni, che ben viene esplicitato in quel "nei limiti delle mie forze". Tuttavia il momento più significativo, contenuto nel discorso, è quello che fa riferimento alla continuazione del suo mandato.

Questa presa di posizione, secondo alcune testate (tra cui Il Fatto Quotidiano), ha tutta l'intenzione di rimarcare che le dimissioni non arriveranno a gennaio, come era in precedenza prevedibile. A far saltare i piani del Presidente ci sarebbe il suo giustificato scetticismo sull'approvazione della nuova legge elettorale in tempi brevi e la preoccupazione per i conti pubblici del nostro paese.

Napolitano pensava di lasciare la sua carica in base ad un calendario preciso, che può essere così riassunto: approvazione dell'Italicum, dimissioni, elezioni del suo successore da parte di questo parlamento. In questo modo, il nuovo Presidente (espressione di fatto del Patto Nazareno) sarebbe stato libero di sciogliere le camere e andare a nuove elezioni.

Ma sulla legge elettorale il dibattito sembra essersi arenato: troppe le modifiche che ha subito in corso d'opera, troppi i continui cambiamenti di opinione a seconda delle convenienze di parte. Ricordiamo, a tale proposito, che l'ultimo annuncio di modifica è stato dato dal governo il 21 ottobre scorso: ora il premio di maggioranza non spetterebbe più alle coalizioni, ma alla singola lista (cosa che avvantaggerebbe il progetto di Renzi di un Pd come "Partito della Nazione").

Al problema dell'Italicum si è sommato quello del rapporto del nostro paese con l'Unione Europea. La furia di José Manuel Barroso sui nostri conti pubblici, pare che abbia costretto Napolitano ad alzare il telefono per placare gli animi della Commissione e della Bce. Le frizioni tra l'irruenza di Renzi e il rigorismo della Ue sono all'ordine del giorno e il Presidente della Repubblica prova ad usare tutta la sua diplomazia per tenere in piedi un equilibrio difficile, che si gioca tra risanamento e investimenti per creare occupazione.

Supponiamo che Napolitano non abbia intenzione di mollare fino a quando i rapporti con la Ue non si saranno almeno parzialmente rasserenati. Inoltre, per il Capo dello Stato è necessario che il nome del suo successore non sia sgradito a Bruxelles. Ma anche su questo punto, Renzi e Berlusconi non hanno ancora trovato un'intesa.

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