Renzi, di “strappo in strappo” verso le elezioni anticipate

Come diceva l’antico adagio, sempre attuale, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Non ci riferiamo a Matteo Renzi, cui fischiano ancora le orecchie per gli slogan di Piazza San Giovanni e per le durissime frecciate di Susanna Camusso, ma alle cosiddette minoranze del Partito Democratico, adesso messi, oltre che nell’angolo, definitivamente a nudo.

Renzi all'Asse

Al milione dei manifestanti scesi in piazza sabato nella capitale il premier-segretario contrappone il “suo” 40 per cento delle elezioni europee e tutti gli altri italiani rimasti tranquillamente a casa.

E’, più o meno, la riproposizione della “maggioranza silenziosa”, considerata uniforme e compatta contro chi dissente, protesta, manifesta. Non è mai stato così e non è così, anche perché piazza San Giovanni è solo l’iceberg di un malumore trasversale che cova nel Paese in ogni ceto sociale e non è affatto diminuito in questi ultimi mesi con il governo Renzi. Renzi lo sa e ha scelto la via dell’urto frontale per arrivare alla resa dei conti nel Pd, “domare” la Cgil, dare un segnale come nessun premier ha mai dato in Italia dal dopoguerra ad oggi.

Non c’è oggi bisogno della “celere” e dei moschetti per far calare nel Paese una situazione peronista Made in Italy: i media e una legge elettorale “su misura” con un parlamento di nominati e leggi “taroccate” e populiste possono stravolgere la situazione, pur con l’Italia in questa Europa. Fatto sta che Renzi spinge sull’acceleratore per andare quanto prima a nuove elezioni politiche anticipate e chiudere “la questione” dentro e fuori il Pd.

A meno che, minoranze Pd e Cgil tirino sommessamente i remi in barca, chiedendo anche … scusa al “rottamatore”. Terzium non datur. Ma la Cgil, anche dopo l’incontro “surreale” di ieri fra ministri e sindacato, metterà in campo la propria forza, fino allo sciopero generale.

E le minoranze Pd? Hanno due strade. Protestare ancora e mugugnare sempre, ma senza strappi, leali verso il governo, sapendo di contare zero e che non avranno futuro. “La seconda – scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore - è uscire allo scoperto, tentando una mossa politica. Il che vuol dire sabotare in ogni occasione il governo Renzi, fino al punto di metterlo in crisi soprattutto al Senato, dove i numeri sono stretti. Questa strada porta ovviamente alla scissione del Pd, ma conduce anche alle elezioni anticipate. Nelle quali Renzi potrebbe presentarsi come il campione della nuova Italia e raccogliere il voto trasversale degli italiani, dal centrosinistra al centrodestra, mentre nascerebbe un nuovo partitino di estrema sinistra. Se la logica ha un senso, la minoranza del Pd sceglierà la prima strada, quella più tranquilla. Ma non è detto che il premier non la spinga invece verso la seconda, quella per lui più utile”.

Ecco. Così sarà. E a Silvio Berlusconi brillano gli occhi. Ma non è tutto oro quel che luccica. I dati economici restano negativi, anzi peggiorano, con tasse, disoccupati, debito pubblico in aumento. Qui casca l’asino?

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